giovedì 12 giugno 2008

Il Vescovo Luca Brandolini ricorda a Picinisco il significato e l’importanza del diaconato

Ci hanno segnalato che su un sito internet era stato pubblicato un servizio sulle dichiarazioni che S.E. Mons.Luca Brandolini aveva rilasciato a proposito dei diaconi permanenti.Lo proponiamo qui di seguito perchè ci è sembrato di particolare interesse.
lunedì 02 giugno 2008
Il Vescovo Luca Brandolini ricorda nella Chiesa matrice di San Lorenzo a Picinisco il significato e l'importanza del diaconato: Non era né vescovo né sacerdote ma soltanto un diacono che assisteva il vescovo nei suoi uffici e nelle funzioni liturgiche. Siamo nell’antica Roma imperiale di 1750 anni fa. Si ricorda, così, quest’anno il martirio del protodiacono Lorenzo, avvenuto a Roma nel 258 d.c. sotto l’imperatore Valeriano. L’evento si celebrerà con particolare solennità il 10 agosto prossimo in molte parti dell’Italia e del mondo. In provincia di Frosinone anche ad Amaseno (Diocesi di Frosinone), dove la tradizione vuole custodita un ampolla con il sangue del santo che ad ogni ritorno di ricorrenza si comporta chimicamente (liquefazione) come quella di S.Gennaro a Napoli e a Picinisco (Diocesi di Sora) dove già nel XIII venne eretta un’importante chiesa matrice. E a Picinisco c’è questa anteprima di oggi. Davanti alle reliquie poste sull’altare e ad una statua lignea secentesca restaurata e che andrà in “peregrinatio” nelle case il Vescovo Luca Brandolini di Sora, ricorda l’ufficio antico del diaconato. In tre passi neotestamentari (Filippesi 1:1; 1 Timoteo 3:8,12) i diaconi (dal greco, diákonos, “servitore”) compaiono sempre in stretto collegamento con i vescovi. Nella Chiesa antica, il diacono era l’assistente del vescovo, responsabile soltanto davanti a lui, che l’aveva ordinato, dei servizi di carità che rendeva continuando a vivere nella sua famiglia e in società. “Il diaconato ebbe inizio quando sette uomini, tra cui il protomartire S.Stefano, furono ordinati dagli apostoli perché servissero alla “mensa del vescovo” (Atti degli Apostoli 6:1-7) e assicurassero assistenza alle vedove, agli orfani e ai poveri”. Seguendo questa tradizione, il numero dei diaconi che assistevano un vescovo fu a lungo limitato simbolicamente a sette; a Roma i sette diaconi si occupavano delle proprietà della diocesi e finirono con l’esercitare anche un potere amministrativo notevole. Nel Medioevo, tuttavia, il diaconato perse questa funzione e questa preminenza, divenendo solo uno degli ordini maggiori, un gradino sulla via del sacerdozio. Recentemente, anche a seguito della crisi di vocazioni sacerdotali, la Chiesa cattolica ha inteso ripristinare parte della dignità di questo antico ufficio creando diaconi permanenti, che dedicano molto tempo all’aiuto del vescovo (sono ben 17 nella Diocesi di Sora) e dei ministri in una parrocchia ma che vivono, poi, e si guadagnano da vivere con il normale esercizio della loro professione. L’atto liturgico posto principalmente in relazione con il diacono, il più visibile, è la lettura del Vangelo durante la celebrazione dell’Eucaristia ma, in realtà, il diacono svolge oggi funzioni di sostegno molto importanti e meno visibili alla gente. “I miei occhi, le mie orecchie, le mie mani…(mentre pronuncia queste parole si notono le mani tremanti per il parckinson di questo straordinario presule), ecco che cos’è un diacono. Là dove non arrivo io perché non posso materialmente arrivarci, lì arriva il mio diacono” dice con convinto e convincente fervore il Vescovo Brandolini.

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