lunedì 16 giugno 2008

Catechesi di Giovanni Paolo II sul Diaconato

Udienza Generale del:
7 Ottobre 1993
13 Ottobre 1993
20 Ottobre 1993




IL DIACONATO NELLA COMUNIONE MINISTERIALE E GERARCHICA

DELLA CHIESA (Lc 22, 24-27) (10/10/1993)



"1. Accanto ai Presbiteri vi è nella Chiesa un'altra categoria di ministri con mansioni e
carismi specifici, come ricorda il Concilio di Trento quando tratta del sacramento
dell'Ordine: "Nella Chiesa cattolica vi è una gerarchia, istituita per ordinazione divina,
che si compone di Vescovi, Presbiteri e Ministri" (DS, 1776). Già nei libri del Nuovo
Testamento è attestata la presenza di ministri, i "Diaconi", che progressivamente si
configurano come categoria distinta dai "Presbiteri", e dagli "Episcopi';. Basti qui
ricordare che Paolo rivolge il suo saluto agli Episcopi e ai Diaconi di Filippi (cf Fil 1,1).
La prima Lettera a Timoteo enumera le qualità che devono possedere i Diaconi, con la
raccomandazione di sottoporli alla prova prima di affidare ad essi le loro funzioni: essi
devono avere una condotta degna e onesta, essere fedeli nel matrimonio, educare bene i
loro figli e dirigere bene la loro casa, conservare "il mistero della fede in una coscienza
pura" (cf 1 Tm 3,8-13).

2. In particolare, è importante la testimonianza di sant'Ignazio di Antiochia, secondo il
quale la comunità cristiana vive sotto l'autorità di un Vescovo, circondato da Presbiteri e
da Diaconi: "Vi è una sola Eucaristia, una sola carne del Signore, un solo calice, un solo
altare, come vi è anche un solo Vescovo con il collegio dei Presbiteri e i Diaconi,
compagni di servizio" (Ad Philad., 4,1). Nelle lettere di Ignazio i Diaconi sono sempre
citati come grado inferiore nella gerarchia ministeriale: un Diacono è lodato per il fatto
"di essere sottomesso al Vescovo come alla grazia di Dio, e al Presbitero come alla legge
di Gesù Cristo" (Ad Magnes., 2). Tuttavia Ignazio sottolinea la grandezza del ministero
del Diacono, perché è "il ministero di Gesù Cristo che era presso il Padre prima dei
secoli e si è rivelato alla fine dei tempi" (Ad Magnes., 6,1). Come "ministri dei misteri di
Gesù Cristo", è necessario che i Diaconi "siano in ogni modo graditi a tutti" (Ad Trall.,
2,3). Quando Ignazio raccomanda ai cristiani l'obbedienza al Vescovo e ai Sacerdoti,
aggiunge: "Rispettate i Diaconi come un comandamento di Dio" (Ad Smyrn., 8,1).
Altre testimonianze troviamo in san Policarpo di Smirne (Ad Phil., 5,2), san Giustino
(Apol., I, 65,5; 67,5), Tertulliano (De Bapt., 17,1), san Cipriano (Epist. 15 e 16), e poi in
sant'Agostino (De cat. rud., I, c.l,1).

3. Nei primi secoli il Diacono svolgeva funzioni liturgiche. Nella celebrazione
eucaristica egli leggeva o cantava l'Epistola e il Vangelo; trasmetteva al celebrante
l'offerta dei fedeli; distribuiva la comunione e la portava agli assenti; vegliava sull'ordine
delle cerimonie e alla fine congedava l'assemblea. Inoltre egli preparava i catecumeni al
Battesimo, li istruiva, e assisteva il Sacerdote nell'amministrazione di questo sacramento.
In certe circostanze battezzava lui stesso e svolgeva un'attività di predicatore. E ancora,
egli partecipava all'amministrazione dei beni ecclesiastici; si occupava del servizio dei
poveri, delle vedove, degli orfani, e dell'aiuto ai prigionieri.
Nei testimoni della Tradizione è attestata la distinzione fra le funzioni del Diacono e
quelle del Sacerdote. Afferma, ad esempio, sant'Ippolito (II-III secolo) che il Diacono è
ordinato "non per il sacerdozio, ma per il servizio del Vescovo, per fare ciò che egli
comanda" (SCh, 11, p.39. Cf Constitutiones Aegypt., III, 2: ed. Funk, Didascalia, p. 103;
Statuta Ecclesiae Ant., 37-41: Mansi 3,954). Di fatto, secondo il pensiero e la prassi
della Chiesa, il diaconato appartiene al sacramento dell'Ordine, ma non fa parte del
sacerdozio e non comporta funzioni propriamente sacerdotali.

4. In Occidente, com'è noto, il presbiterato venne prendendo col passare del tempo un
rilievo quasi esclusivo per rapporto al diaconato, che, di fatto, si ridusse a non essere che
un grado sulla via del sacerdozio. Non è questa la sede per rifare il cammino storico e
spiegare le ragioni di tali variazioni: è piuttosto da sottolineare che, sulle basi dell'antica
dottrina, nel nostro secolo si è fatta sempre più viva in sede teologica e pastorale la
coscienza dell'importanza del diaconato per la Chiesa, e quindi dell'opportunità di un suo
ristabilimento come Ordine e stato di vita permanente. Anche il Papa Pio XII vi fece
allusione, nella sua allocuzione al secondo congresso mondiale dell'Apostolato dei Laici
(5 ottobre 1957), quando, pur affermando che l'idea di una reintroduzione del diaconato
come funzione distinta dal sacerdozio in quel momento non era ancora matura,
affermava però che poteva diventarlo e che in ogni caso il diaconato sarebbe stato
collocato nel quadro del ministero gerarchico fissato dalla più antica tradizione
(cfDiscorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, vol. XIX, p.458).
La maturazione avvenne col Concilio Ecumenico Vaticano II, che prese in
considerazione le proposte degli anni precedenti e decise quel ristabilimento (cf LG, 29).
Fu poi il Papa Paolo VI a porlo in atto disciplinando canonicamente e liturgicamente
quanto riguardava tale Ordine (cf Sacrum Diaconatus Ordinem: 18 giugno 1967;
Pontificalis Romani recognitio: 17 giugno 1968; Ad pascendum: 15 agosto 1972).

5. Le ragioni che avevano fondato sia le proposte dei teologi, sia le decisioni conciliari e
papali erano principalmente due. Anzitutto l'opportunità che certi servizi di carità,
assicurati in modo permanente da laici consapevoli di dedicarsi alla missione evangelica
della Chiesa, si concretizzassero in una forma riconosciuta in virtù di una consacrazione
ufficiale. Vi era poi la necessità di supplire alla scarsezza di Presbiteri, oltre che di
alleggerirli di molti compiti non direttamente connessi con il loro ministero pastorale.
Non mancava chi vedeva nel diaconato permanente una specie di ponte tra pastori e
fedeli.
E' chiaro che, attraverso queste motivazioni legate alle circostanze storiche e alle
prospettive pastorali, operava misteriosamente lo Spirito Santo, protagonista della vita
della Chiesa, portando ad una nuova attuazione del quadro completo della gerarchia,
tradizionalmente composta di Vescovi, Sacerdoti e Diaconi. Si promuoveva in tal modo
una rivitalizzazione delle comunità cristiane, rese più conformi a quelle uscite dalle mani
degli Apostoli e fiorite nei primi secoli, sempre sotto l'impulso del Paraclito, come
attestano gli Atti.
Una esigenza particolarmente sentita nella decisione del ristabilimento del diaconato
permanente era ed è quella della maggiore e più diretta presenza di ministri della Chiesa
nei vari ambienti di famiglia, di lavoro, di scuola ecc., oltre che nelle strutture pastorali
costituite. Ciò spiega, tra l'altro, perché il Concilio, pur non rinunciando totalmente
all'ideale del celibato anche per i Diaconi, ha ammesso che tale Ordine sacro possa
essere conferito "a uomini di età matura, anche viventi nel matrimonio". Era una linea di
prudenza e di realismo, scelta per i motivi facilmente intuibili da chiunque abbia
esperienza della condizione delle varie età e della situazione concreta delle diverse
persone secondo il grado di maturità raggiunto. Per la stessa ragione è stato poi disposto,
in sede di applicazione delle disposizioni del Concilio, che il conferimento del diaconato
a uomini sposati avvenga a certe condizioni: come un'età non inferiore ai 35 anni, il
consenso della moglie, la buona condotta e la buona reputazione, una adeguata
preparazione dottrinale e pastorale ad opera di Istituti o di Sacerdoti specialmente scelti a
questo scopo (cf Paolo VI, Sacrum Diaconatus Ordinem, 11-15: Ench. Vat., II, 1381-
1385)

7. Va però notato che il Concilio ha conservato l'ideale di un diaconato accessibile a
giovani che si votino totalmente al Signore anche con l'impegno del celibato. E' una via
di "perfezione evangelica", che può essere capita, scelta e amata da uomini generosi e
desiderosi di servire il Regno di Dio nel mondo, senza accedere al sacerdozio, per il
quale non si sentono chiamati, e tuttavia muniti di una consacrazione che garantisca ed
istituzionalizzi il loro peculiare servizio alla Chiesa mediante il conferimento della
grazia sacramentale. Non mancano oggi di questi giovani. Per essi sono state date alcune
disposizioni, come quelle che esigono, per l'ordinazione diaconale, un'età non inferiore
ai 25 anni e un periodo di formazione in un Istituto speciale, "dove siano messi alla
prova, educati a vivere una vita veramente evangelica e preparati a svolgere utilmente le
proprie specifiche funzioni", almeno per la durata di tre anni (cf ibid., 5-9: Ench. Vat., II,
1375-1379). Sono disposizioni che lasciano trasparire l'importanza che la Chiesa
attribuisce al diaconato e il suo desiderio che questa Ordinazione avvenga a ragion
veduta e su basi sicure. Ma esse sono anche manifestazioni dell'ideale antico e sempre
nuovo di consacrazione di sé al Regno di Dio, che la Chiesa raccoglie dal Vangelo ed
innalza come un vessillo specialmente dinanzi ai giovani, anche nel nostro tempo".


FUNZIONI DEL DIACONO NEL MINISTERO PASTORALE (1 Tm 3,8-
10.12-13) (12/10/1993)

"1. Il Concilio Vaticano II determina il posto che, sulla linea della tradizione più antica,
occupano i Diaconi nella gerarchia ministeriale della Chiesa: "In un grado inferiore della
gerarchia stanno i diaconi, ai quali sono imposte le mani 'non per il sacerdozio, ma per
un ministero'. Infatti, sostenuti dalla grazia sacramentale nel ministero della liturgia,
della predicazione e della carità, servono il popolo di Dio, in comunione col Vescovo e il
suo presbiterio" (LG, 29). La formula "non per il sacerdozio, ma per un ministero" è
ripresa da un testo della Traditio Apostolica di Ippolito, ma il Concilio la colloca su di
un orizzonte più ampio. In questo testo antico, il "ministero" viene precisato come
"servizio del Vescovo"; il Concilio pone l'accento sul servizio del popolo di Dio. Infatti,
già questo significato fondamentale del servizio diaconale era stato affermato all'origine
da sant'Ignazio di Antiochia, che chiamava i Diaconi "ministri della Chiesa di Dio",
ammonendo che per questo motivo erano obbligati a piacere a tutti (cf Ad Tral., 2,3).
Oltre che come ausiliario del Vescovo, nel corso dei secoli il Diacono è stato considerato
al servizio anche della comunità cristiana.

2. Per essere ammessi a svolgere le loro funzioni, i Diaconi ricevono, prima ancora
dell'Ordinazione, i ministeri di lettore e di accolito. Il conferimento di questi due
ministeri manifesta un duplice orientamento essenziale nelle funzioni diaconali, come
spiega la Lettera apostolica Ad Pascendum di Paolo VI (1972): "In particolare conviene
che i ministeri di lettore e di accolito siano affidati a coloro che, come candidati
all'Ordine del diaconato o del presbiterato, desiderano consacrarsi in modo speciale a
Dio e alla Chiesa. Questa infatti, proprio perché 'mai non cessa di nutrirsi del pane della
vita dalla mensa sia della parola di Dio che del corpo di Cristo, e di proporlo ai fedeli',
ritiene molto opportuno che i candidati agli Ordini sacri, tanto con lo studio quanto con
l'esercizio graduale del ministero della parola e dell'altare, conoscano e meditino per un
intimo contatto questo duplice aspetto della funzione sacerdotale" (Ench. Vat., IV,
1781). Questo orientamento vale non soltanto per la funzione sacerdotale, ma anche per
quella diaconale.

3. Bisogna ricordare che, prima del Concilio Vaticano II, lettorato ed accolitato erano
considerati come degli Ordini minori. Già nel 252 il Papa Cornelio, in una lettera ad un
Vescovo, indicava sette gradi nella Chiesa di Roma (cf Eusebio, Hist. Eccl., VI, 43: PG
20, 622): sacerdoti, diaconi, suddiaconi, accoliti, esorcisti, lettori e ostiarii. Nella
tradizione della Chiesa latina erano ammessi tre ordini maggiori: sacerdozio, diaconato,
suddiaconato; e quattro ordini minori: accolitato, esorcistato, lettorato, ostiariato. Era un
ordinamento della struttura ecclesiastica dovuto alle necessita delle comunità cristiane
nei secoli e determinato dall'autorità della Chiesa.
Con il ristabilimento del diaconato permanente, questa struttura è stata cambiata e, per
quanto riguarda l'ambito sacramentale, riportata ai tre Ordini di istituzione divina:
diaconato, presbiterato, episcopato. Infatti Paolo VI, nella sua Lettera apostolica sui
ministeri della Chiesa latina (1972), ha soppresso - oltre alla "tonsura", che segnava
l'ingresso nello stato clericale - il suddiaconato, le cui funzioni sono demandate al lettore
ed all'accolito. Ha mantenuto il lettorato e l'accolitato, ma considerati non più come
Ordini, ma come ministeri, e conferiti non per "ordinazione", ma per "istituzione".
Questi ministeri devono essere ricevuti dai candidati al diaconato e al presbiterato, ma
sono accessibili anche a laici che nella Chiesa vogliano assumere i soli impegni che vi
corrispondono: il lettorato, come ufficio di leggere la Parola di Dio nell'assemblea
liturgica, ad eccezione del Vangelo, e di assumere alcune funzioni (come dirigere il
canto, istruire i fedeli); e l'accolitato, istituito per aiutare il Diacono e per fare da
ministro al Sacerdote (cf Ministeria quaedam, V, VI: Ench. Vat., IV, 1762-1763).

4. Il Concilio Vaticano II elenca le funzioni liturgiche e pastorali del Diacono:
"Amministrare solennemente il Battesimo, conservare e distribuire l'Eucaristia, assistere
e benedire in nome della Chiesa il Matrimonio, portare il Viatico ai moribondi, leggere
la Sacra Scrittura ai fedeli, istruire ed esortare il popolo, presiedere al culto e alla
preghiera dei fedeli, amministrare i sacramenti, dirigere il rito funebre e della sepoltura"
(LG, 29).
Il Papa Paolo VI, nella Sacrum Diaconatus Ordinem (n.22, 10): Ench. Vat., II, 1392), ha
inoltre disposto che il Diacono può "guidare legittimamente, in nome del parroco o del
Vescovo, le comunità cristiane disperse". E' una funzione missionaria da svolgere nei
territori, negli ambienti, negli strati sociali, nei gruppi, dove manchi o non sia facilmente
reperibile il Presbitero. Specialmente nei luoghi dove nessun Sacerdote sia disponibile
per celebrare l'Eucaristia, il Diacono riunisce e dirige la comunità in una celebrazione
della Parola con distribuzione delle sacre Specie, debitamente conservate. E' una
funzione di supplenza che il Diacono svolge per mandato ecclesiale quando si tratta di
rimediare alla scarsità di Sacerdoti. Ma questa supplenza, che non può mai essere
completamente sostitutiva, richiama, alle comunità prive di Sacerdote, l'urgenza di
pregare per le vocazioni sacerdotali e di adoperarsi per favorirle come un bene comune
per la Chiesa e per loro stesse. Anche il Diacono deve promuovere questa preghiera.

5. Sempre secondo il Concilio, le funzioni attribuite al Diacono non possono diminuire il
ruolo dei laici chiamati e disposti a collaborare con la gerarchia nell'apostolato. Anzi, tra
i compiti del Diacono vi è quello di "promuovere e sostenere le attività apostoliche dei
laici". In quanto presente e inserito più del Sacerdote negli ambiti e nelle strutture
secolari, egli si deve sentire incoraggiato a favorire l'avvicinamento tra il ministero
ordinato e le attività dei laici, nel comune servizio del Regno di Dio.
Altra funzione dei Diaconi è quella caritativa, che comporta anche un opportuno servizio
nell'amministrazione dei beni e nelle opere di carità della Chiesa. I Diaconi hanno in
questo campo la funzione di "esercitare, in nome della gerarchia, i doveri della carità e
dell'amministrazione, nonché le opere di servizio sociale" (Paolo VI, Sacrum Diaconatus
Ordinem, 22,9): Ench. Vat., II, 1392).

A questo riguardo il Concilio rivolge loro una raccomandazione che deriva dalla pi
antica tradizione delle comunità cristiane: "Essendo dedicati agli uffici di carità e di
assistenza, i diaconi si ricordino del monito di san Policarpo: 'misericordiosi, attivi,
camminanti nella verità del Signore, il quale si è fatto servo di tutti"' (LG 29; cf Ad Phil.,
5,2, ed. Funk, I, p.300).

6. Sempre secondo il Concilio, il diaconato sembra particolarmente utile nelle giovani
Chiese. Perciò il Decreto Ad Gentes stabilisce: "Laddove le Conferenze Episcopali lo
riterranno opportuno, si restauri l'Ordine diaconale come stato permanente, a norma della
costituzione 'sulla Chiesa'. E' bene, infatti, che uomini, i quali di fatto esercitano il
ministero del Diacono, o perché come catechisti predicano la Parola di Dio, o perché a
nome del Parroco e del Vescovo sono a capo di comunità cristiane lontane, o perché
esercitano la loro carità attraverso appunto le opere sociali e caritative, siano confermati
e stabilizzati per mezzo della imposizione delle mani, che è tradizione apostolica, e siano
più saldamente congiunti all'altare per poter esplicare più fruttuosamente il loro
ministero con l'aiuto della grazia sacramentale del diaconato" (AG, 16).
E' noto che, dove l'azione missionaria ha fatto sorgere nuove comunità cristiane, i
catechisti svolgono spesso un ruolo essenziale. In molti luoghi sono essi che animano la
comunità, la istruiscono, la fanno pregare. L'Ordine del diaconato può confermarli nella
missione che esercitano, mediante una consacrazione più ufficiale e un mandato più
espressamente conferito dall'autorità della Chiesa con il conferimento di un sacramento,
nel quale, oltre la partecipazione alla fonte di ogni apostolato, che è la grazia di Cristo
Redentore, effusa nella Chiesa dallo Spirito Santo, si riceve un carattere indelebile che
configura in modo speciale il cristiano a Cristo, "il quale si è fatto 'Diacono', cioè il
servo di tutti" (CCC, n. 1570)."

LINEAMENTI DELLA SPIRITUALITÀ DIACONALE (Mc 10,42-45)
(20/10/1993)


"1. Tra le tematiche della catechesi sul diaconato, è particolarmente importante e
attraente quella che riguarda lo spirito del diaconato, che tocca e coinvolge tutti coloro
che ricevono questo sacramento per esercitarne le funzioni secondo una dimensione
evangelica. E' questa la via che porta alla perfezione cristiana i suoi ministri e permette
loro di rendere un servizio (diaconia) veramente efficace nella Chiesa, "al fine di
edificare il Corpo di Cristo" (Ef 4,12).
Scaturisce di qui la spiritualità diaconale, che ha la sua sorgente in quella che il Concilio
Vaticano II chiama "grazia sacramentale del diaconato" (AG 16). Oltre ad essere un
aiuto prezioso nel compimento delle varie funzioni, essa incide profondamente
nell'animo del Diacono, impegnandolo all'offerta, alla donazione di tutta la persona a
servizio del Regno di Dio nella Chiesa. Come è indicato dal termine stesso di diaconato,
ciò che caratterizza l'intimo sentire e volere di chi riceve il sacramento è lo spirito di
servizio. Col diaconato si tende a realizzare ciò che Gesù ha dichiarato in merito alla sua
missione: "Il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la
sua vita in riscatto per molti" (Mc 10,45; Mt 20,28).
Senza dubbio Gesù rivolgeva queste parole ai Dodici, che egli destinava al sacerdozio,
per far loro comprendere che, anche se muniti dell'autorità da lui conferita, essi
dovevano comportarsi come lui, da servi. Il monito vale, dunque, per tutti i ministri di
Cristo; esso, tuttavia, ha un particolare significato per i Diaconi, per i quali, in forza della
ordinazione, l'accento è posto espressamente su questo servizio. Essi, che non
dispongono dell'autorità pastorale dei Sacerdoti, sono particolarmente destinati a
manifestare, nell'espletamento di tutte le loro funzioni, l'intenzione di servire. Se il loro
ministero è coerente con questo spirito, essi mettono maggiormente in luce quel tratto
qualificante del volto di Cristo: il servizio. L'essere non solo "servi di Dio", ma anche dei
propri fratelli.

2. E' un insegnamento di vita spirituale di origine evangelica, passato nella prima
tradizione cristiana, come conferma quell'antico testo che porta il nome di "Didascalia
degli Apostoli" (sec. III). I Diaconi vi sono incoraggiati a ispirarsi all'episodio
evangelico della lavanda dei piedi: "Se il Signore ha fatto questo, - vi è scritto - voi
Diaconi non esitate a farlo per coloro che sono ammalati e infermi, perché voi siete
operai della verità, rivestiti dell'esempio di Cristo" (XVI, 36: ed. Connolly, 1904, p.151).
Il diaconato impegna alla sequela di Gesù in questo atteggiamento di umile servizio che
non s'esprime soltanto nelle opere di carità, ma investe e modella tutto il modo di
pensare e di agire.
In questa prospettiva si comprende la condizione enunciata dal documento Sacrum
Diaconatus Ordinem per l'ammissione di giovani alla formazione diaconale: "Siano
ammessi al tirocinio diaconale soltanto quei giovani che abbiano manifestato una
naturale propensione dello spirito al servizio della sacra gerarchia e della comunità
cristiana" (n.8: Ench. Vat., II, 1378). La "naturale propensione" non deve essere intesa
nel senso di una semplice spontaneità delle disposizioni naturali, quantunque anche
questa sia un presupposto di cui tener conto. Si tratta di una propensione della natura
animata dalla grazia, con uno spirito di servizio che conforma il comportamento umano
a quello di Cristo. Il sacramento del diaconato sviluppa questa propensione: rende il
soggetto più intimamente partecipe dello spirito di servizio di Cristo, ne penetra la
volontà con una speciale grazia, facendo sì che egli, in tutto il suo comportamento, sia
animato da una propensione nuova al servizio dei fratelli.
Si tratta di un servizio da rendere prima di tutto in forma di aiuto al Vescovo e al
Presbitero, sia nel culto liturgico che nell'apostolato. E' appena necessario osservare, qui,
che chi fosse dominato da una mentalità di contestazione, o di opposizione all'autorità,
non potrebbe adempiere adeguatamente alle funzioni diaconali. Il diaconato non può
essere conferito che a coloro che credono al valore della missione pastorale del Vescovo
e del Presbitero, e all'assistenza dello Spirito Santo che li guida nella loro attività e nelle
loro decisioni. In particolare va ripetuto che il Diacono deve "professare al Vescovo
riverenza ed obbedienza" (ibid., 30: Ench. Vat., II, 1400).
Ma il servizio del Diacono è rivolto, poi, alla propria comunità cristiana ed a tutta la
Chiesa, per la quale non può non nutrire un profondo attaccamento, a motivo della sua
missione e della sua istituzione divina.

3. Il Concilio Vaticano II parla anche dei doveri e degli obblighi che i Diaconi assumono
in virtù di una propria partecipazione alla missione e alla grazia del supremo sacerdozio:
essi "servendo ai misteri di Cristo e della Chiesa, devono mantenersi puri da ogni vizio e
piacere a Dio e studiarsi di fare ogni genere di opere buone davanti agli uomini (cf 1 Tm
3,8-10 e 12-13)" (LG, 41). E' dunque, il loro, un dovere di testimonianza, che investe
non solo il loro servizio ed apostolato, ma tutta la loro vita.
Su questa responsabilità e sugli obblighi che essa comporta, attira l'attenzione Paolo VI
nel già citato documento Sacrum Diaconatus Ordinem: "I Diaconi, come quelli che si
dedicano ai misteri di Cristo e della Chiesa, si astengano da qualsiasi cattiva abitudine e
procurino di essere sempre graditi a Dio, 'pronti a qualunque opera buona' per la
salvezza degli uomini. A motivo, dunque, dell'Ordine ricevuto, essi devono superare di
gran lunga tutti gli altri nella pratica della vita liturgica, nell'amore alla preghiera, nel
servizio divino, nell'esercizio dell'obbedienza, della carità e della castità" (n.25: Ench.
Vat., II, 1395).
In particolare, per quanto concerne la castità, i giovani che sono ordinati Diaconi si
impegnano a conservare il celibato e a condurre una vita di più intensa unione con
Cristo. In questo campo, anche coloro che sono più anziani, "ricevuta l'ordinazione,...
sono inabili a contrarre matrimonio in virtù della tradizionale disciplina ecclesiastica"
(ibid., 16: Ench. Vat., II, 1386).

4. Per soddisfare a questi obblighi e, ancor più profondamente, per rispondere alle
esigenze dello spirito del diaconato con l'aiuto della grazia sacramentale, è richiesta una
pratica degli esercizi di vita spirituale, che la Lettera apostolica di Paolo VI così enuncia:
1) si dedichino assiduamente alla lettura e all'intima meditazione della parola di Dio;
2) spesso, o anche ogni giorno, partecipino attivamente al sacrificio della Messa, si
ristorino spiritualmente con il sacramento della SS. Eucaristia e ad esso devotamente
rendano visita;
3) purifichino frequentemente la propria anima con il sacramento della Penitenza e, al
fine di riceverlo più degnamente, ogni giorno esaminino la propria coscienza;
4) con intenso esercizio di filiale pietà venerino e amino la Vergine Maria, Madre di Dio
(cf ibid., 26: Ench. Vat., II, 1396).
Inoltre, aggiunge il Papa Paolo VI: "E' cosa sommamente conveniente che i diaconi
stabilmente costituiti recitino ogni giorno almeno una parte dell'Ufficio divino, da
stabilirsi dalla Conferenza episcopale" (ibid., 27: Ench. Vat., II, 1397). Le stesse
Conferenze Episcopali hanno il compito di stabilire norme più particolari per la vita dei
Diaconi, secondo le condizioni dei luoghi e dei tempi.
Infine, per chi riceve il diaconato vi è un obbligo di formazione dottrinale permanente,
ce perfezioni e attualizzi sempre più quella richiesta prima dell'ordinazione: "I Diaconi
non interrompano gli studi, particolarmente quelli sacri; leggano assiduamente i libri
divini della Scrittura; si dedichino all'apprendimento delle discipline ecclesiastiche in
modo da poter rettamente esporre agli altri la dottrina cattolica e divenire sempre più
capaci di istruire e rafforzare gli animi dei fedeli. A tal fine, i diaconi siano invitati a
partecipare ai convegni periodici in cui vengono affrontati e trattati problemi relativi alla
loro vita e al sacro ministero" (ibid., 29: Ench. Vat., II, 1399).

5) La catechesi sul diaconato, che ho voluto svolgere per tracciare il quadro completo
della gerarchia ecclesiastica, mette dunque in risalto ciò che in quest'Ordine, come in
quelli del Presbiterato e dell'Episcopato, è di somma importanza: una specifica
partecipazione spirituale al Sacerdozio di Cristo e l'impegno della vita nella conformità a
Lui sotto l'azione dello Spirito Santo. Non posso concludere senza ricordare che anche i
Diaconi, come i Presbiteri e i Vescovi, impegnati nella via del servizio al seguito di
Cristo, sono associati più specialmente al Sacrificio redentore, secondo la massima
formulata da Gesù nel parlare ai Dodici del Figlio dell'uomo, venuto per "servire e dare
la sua vita in riscatto per molti" (Mc 10,45). I Diaconi sono dunque chiamati a
partecipare al mistero della Croce, a condividere`la sofferenze della Chiesa, a soffrire
dell'ostilità che la colpisce, in unione con Cristo Redentore. E quest'aspetto doloroso del
servizio diaconale è ciò che lo rende più fecondo."


FEDELTÀ ALLA TRADIZIONE CATTOLICA, AL MAGISTERO,
ALL'IMPEGNO DI RIEVANGELIZZAZIONE CHE LO SPIRITO SANTO
HA SUSCITATO NELLA CHIESA

Signor Cardinale,

Venerati Fratelli nell'episcopato e nel sacerdozio,
Carissimi Fratelli e Sorelle!
1. Sono lieto di incontrarvi, in occasione dell'Assemblea Plenaria della Congregazione
per il Clero, riunita per esaminare una questione di singolare importanza per la Chiesa:
"Il ministero e la vita dei diaconi permanenti". Saluto con affetto il Cardinale José
Sanchez, Prefetto, che ringrazio per le parole rivoltemi. Saluto pure Monsignor
Crescenzio Sepe, Segretario, e i Membri della Congregazione, insieme con gli Officiali e
gli Esperti che vi prestano la loro preziosa opera. Sulla base di un Instrumentum laboris,
che ha tenuto conto dei suggerimenti e dei contributi di ogni Conferenza Episcopale,
avete svolto queste intense giornate di riflessione e di dialogo. Alla soddisfazione per il
lavoro compiuto e per i risultati fin qui raggiunti, si unisce l'intenzione di preparare un
Documento concernente la vita e il ministero dei diaconi permanenti, simile a quello per
i presbiteri, che avete curato nella vostra precedente Plenaria. Si potrà così offrire, in tale
campo, un provvidenziale orientamento pratico sulla scia delle decisioni del Concilio
Vaticano II. Incoraggio e benedico il vostro impegno, animato com'è da profondo amore
per la Chiesa e per i nostri fratelli diaconi.

2. Da quando è stato ripreso nella Chiesa latina il diaconato "come un grado proprio e
permanente della gerarchia" (LG 29), si sono moltiplicate al riguardo le indicazioni e gli
orientamenti del Magistero. Basti qui ricordare gli insegnamenti del Papa Paolo VI, ed in
particolare quelli contenuti nei Motu proprio Sacrum Diaconatus Ordinem (18 giugno
1967, AAS 59 [1967], 697-704) e Ad Pascendum (15 agosto 1972, AAS 64 [1972], 534-
540), che rimangono un punto di riferimento fondamentale. La dottrina e la disciplina
esposte in questi documenti hanno trovato la loro espressione giuridica nel nuovo Codice
di Diritto Canonico, a cui deve ispirarsi lo sviluppo di questo sacro ministero. Al
diaconato permanente sono state dedicate altresì talune Catechesi che ho rivolto ai fedeli
durante il mese di ottobre del 1993. Riflettendo sul ministero e la vita dei diaconi
permanenti, ed alla luce dell'esperienza fin qui acquisita, occorre procedere con attenta
indagine teologica e prudente senso pastorale, avendo di mira la nuova evangelizzazione
alle soglie del terzo millennio. La vocazione del diacono permanente è un grande dono
di Dio alla Chiesa e costituisce, per questo, "un importante arricchimento per la sua
missione" (CCC, 1571). Ciò che si riferisce alla vita e al ministero dei diaconi potrebbe
essere riassunto in un'unica parola: fedeltà. Fedeltà alla tradizione cattolica, testimoniata
specialmente dalla lex orandi, fedeltà al Magistero, fedeltà all'impegno di
rievangelizzazione che lo Spirito Santo ha suscitato nella Chiesa. Quest'impegno di
fedeltà invita, prima di tutto, a promuovere con sollecitudine, in ogni ambito ecclesiale,
un sincero rispetto dell'identità teologica liturgica canonica, propria del sacramento
conferito ai diaconi, così come delle esigenze richieste dalle funzioni ministeriali che, in
virtù della ricezione dell'Ordine, vengono loro assegnate nelle Chiese particolari.

3. Il sacramento dell'Ordine ha, infatti, natura ed effetti propri, qualunque sia il grado in
cui viene ricevuto (episcopato, presbiterato e diaconato). "La dottrina cattolica, espressa
nella Liturgia, nel Magistero e nella pratica costante della Chiesa, riconosce che esistono
due gradi di partecipazione ministeriale al sacerdozio di Cristo: l'episcopato e il
presbiterato. Il diaconato è finalizzato al loro aiuto e al loro servizio (...). Tuttavia, la
dottrina cattolica insegna che i gradi di partecipazione sacerdotale (episcopato e
presbiterato) e il grado di servizio (diaconato) sono tutti e tre conferiti mediante un atto
sacramentale chiamato 'ordinazione', cioè dal sacramento dell'Ordine" (CCC, 1554).
Mediante l'imposizione delle mani del Vescovo e la specifica preghiera di
consacrazione, il diacono riceve una peculiare configurazione a Cristo, Capo e Pastore
della Chiesa che, per amore del Padre, si è fatto l'ultimo e il servo di tutti (cfr. Mc 10,43-
45; Mt 20,28; 1Pt 5,3). La grazia sacramentale dà ai diaconi la forza necessaria per
servire il popolo di Dio nella "diaconia" della Liturgia, della Parola e della carità, in
comunione con il Vescovo e il suo presbiterio (cfr. CCC, 1588). In virtù del sacramento
ricevuto, viene impresso un carattere spirituale indelebile, che segna il diacono in modo
permanente e proprio come ministro di Cristo. Egli non è più, di conseguenza, un laico
né può ridiventare laico in senso stretto (cfr. CCC, 1583). Queste caratteristiche
essenziali della sua vocazione ecclesiale devono informare la sua disposizione a donarsi
alla Chiesa e riflettersi nei suoi atteggiamenti esterni. Dal diacono permanente la Chiesa
si attende una testimonianza fedele della condizione ministeriale. In particolare, egli
deve mostrare un forte senso di unità col Successore di Pietro, col Vescovo e col
presbiterio della Chiesa per il servizio della quale è stato ordinato e incardinato. E' di
grande importanza per la formazione dei fedeli che il diacono, nell'esercizio delle
funzioni assegnategli, promuova un'autentica ed effettiva comunione ecclesiale. Le
relazioni con il proprio Vescovo, con i presbiteri, con gli altri diaconi e con tutti i fedeli,
siano improntate ad un diligente rispetto dei diversi carismi e delle diverse funzioni.
Soltanto quando ci si attiene ai propri compiti, la comunione diventa effettiva e ciascuno
può realizzare pienamente la propria missione.

4. I diaconi vengono ordinati per l'esercizio di un ministero proprio, che non è quello
sacerdotale, poiché a loro "sono imposte le mani non per il sacerdozio, ma per il
servizio" (Lumen gentium, 29). Ad essi competono, pertanto, determinate funzioni, i cui
contenuti sono stati ben delineati dal Magistero: "Assistere il Vescovo e i presbiteri nella
celebrazione dei divini misteri, soprattutto dell'Eucaristia, distribuirla, assistere e
benedire il matrimonio - se delegati dall'Ordinario o dal parroco (cfr. CIC can. 1108 1) -
proclamare il Vangelo e predicare, presiedere ai funerali, e dedicarsi ai vari servizi della
carità (cfr. CCC, 1570; cfr. Lumen gentium, 29; Sacrosanctum Concilium, 35; Ad
gentes, 16). L'esercizio del ministero diaconale - come quello di altri ministeri nella
Chiesa - richiede di per sé, in tutti i diaconi, celibi o sposati, una disposizione spirituale
di piena dedizione. Benché in certi casi sia necessario rendere compatibile lo
svolgimento del servizio diaconale con altri obblighi, non avrebbe assolutamente senso
un'autocoscienza e atteggiamenti pratici di "diacono a tempo parziale" (cfr. Direttorio
per il ministero e la vita dei presbiteri, 44). Il diacono non è un impiegato o un
funzionario ecclesiastico a tempo parziale, ma un ministro della Chiesa. La sua non è
una professione, bensì una missione! Sono eventualmente le circostanze della vita -
prudentemente valutate dal candidato stesso e dal Vescovo, prima dell'ordinazione - a
dover essere adattate all'esercizio del ministero, agevolandolo in ogni modo. In tale luce
vanno esaminati i non pochi problemi che ancora restano da risolvere e che molto stanno
a cuore ai Pastori. Il diacono è chiamato ad essere uomo aperto a tutti, disposto al
servizio delle persone, generoso nello stimolare le giuste cause sociali, evitando
atteggiamenti o posizioni che possano farlo apparire come persona di parte. Un ministro
di Gesù Cristo deve infatti sempre favorire, anche nella sua veste di cittadino, l'unità ed
evitare, per quanto possibile, di essere occasione di disunione o di conflitto. Possa lo
studio attento che avete condotto anche in questi giorni fornire indicazioni utili in tale
settore.

5. Con la restaurazione del diaconato permanente è stata riconosciuta la possibilità di
conferire tale Ordine a uomini in età matura, già uniti in matrimonio che però, una volta
ordinati, non possono accedere ad un secondo matrimonio in caso di vedovanza (cfr.
Sacrum Diaconatus Ordinem, 16, AAS 59 [1967], 701). "Va però notato che il Concilio
ha conservato l'ideale di un diaconato accessibile a giovani che si votino totalmente al
Signore anche con l'impegno del celibato. E' una via di "perfezione evangelica" che può
essere capita, scelta e amata da uomini generosi e desiderosi di servire il Regno di Dio
nel mondo, senza accedere al sacerdozio, per il quale non si sentono chiamati, e tuttavia
muniti di una consacrazione che garantisca ed istituzionalizzi il loro peculiare servizio
alla Chiesa mediante il conferimento della grazia sacramentale. Non mancano oggi di
questi giovani" (Catechesi nell'Udienza generale del 6 ottobre 1993, 7: L'Osservatore

Romano, 7 ottobre 1993, p. 4).

6. La spiritualità diaconale "ha la sua sorgente in quella che il Concilio Vaticano II
chiama "grazia sacramentale del diaconato" (Ad gentes, 16)" (Catechesi nell'Udienza
generale del 20 ottobre 1993, 1: L'Osservatore Romano, 21 ottobre 1993, p.4). Essa ha
come tratto qualificante, in forza dell'Ordinazione, lo spirito di servizio. "Si tratta di un
servizio da rendere prima di tutto in forma di aiuto al Vescovo e al Presbitero, sia nel
culto liturgico che nell'apostolato (...). Ma il servizio del diacono è rivolto, poi, alla
propria comunità cristiana e a tutta la Chiesa, per la quale non può non nutrire un
profondo attaccamento, a motivo della sua missione e della sua istituzione divina" (ibid.,

2). Per realizzare appieno la sua missione, il diacono ha pertanto bisogno di profonda
vita interiore, sostenuta dalla pratica degli esercizi di pietà consigliati dalla Chiesa (cfr.
Sacrum Diaconatus Ordinem, 26-27: AAS 59 [1967], 702-703). L'espletamento delle
attività ministeriali e apostoliche, delle eventuali responsabilità familiari e sociali e,
infine, della personale e intensa vita di preghiera, richiedono dal diacono - sia celibe che
sposato - quell'unità di vita che soltanto si può raggiungere, come insegna il Concilio
Vaticano II, mediante una profonda unione con Cristo (cfr. Presbyterorum Ordinis, 14).

Carissimi Fratelli e Sorelle! Mentre vi ringrazio per l'attivo impegno dispiegato nel corso
di questa Assemblea Plenaria, vorrei insieme con voi deporre nelle mani di Colei che è
"Ancilla Domini" il frutto del lavoro al quale vi siete applicati. Prego la Vergine
Immacolata di accompagnare lo sforzo della Chiesa in questo importante campo di
impegno pastorale in vista anche della nuova evangelizzazione.
Con tali sentimenti, volentieri imparto a tutti la mia Benedizione.

(tratto dai documenti del sito:(http://www.unioapostolicacleri.org/)
( http://www.clerus.org/.)
riportati anche dall'Osservatore Romano




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