sabato 11 ottobre 2008

Incontri di Spiritualità per Diaconi e aspiranti




Ritiro Monteripido Settembre 2010




Venerdì sera 3 settembre 2010



Volevo offrirvi questo mini corso di esercizi sul libro di Ester, perché il libro di Ester è un libro unico nella Bibbia per le ragioni che dirò ed è un libro interessante, perché ci sto lavorando in questo tempo ed uscirà tra breve tempo una pubblicazione di un lavoro fatto insieme ai coniugi Gillini- Zattoni con i quali lavoro da diversi anni per la pastorale familiare in Italia.

Il libro di Ester si può davvero utilizzare molto bene per il tema del servizio e il tema della dimensione di coppia e familiare. Il titolo del libro che dovrebbe uscire è “Sulla bellezza e sulla guarigione”, ed. S. Paolo. Il libro di Ester offre davvero un percorso importante per la guarigione della coppia.



Preghiera e invocazione allo Spirito Santo:

Ti chiediamo Signore di aprire il nostro cuore perché possiamo ascoltare la tua Parola perché, dopo che l’abbiamo appresa, ci cambi e ci permetta di riconoscere la tua presenza nella nostra storia, tu che sei il Dio misterioso e nascosto nella nostra storia. Amen.

E vi ho dato già un elemento di questo libro di Ester in cui il Nome di Dio non compare mai. La domanda che ci dobbiamo fare è: dove è Dio?

Ma prima di tutto, come leggere questo libro?

Questo testo è un testo molto breve, ma va letto due volte, perché il testo è scritto in due edizioni nella nuova Bibbia, ed è un caso molto interessante per le implicazioni che porta. Abbiamo l’opportunità di leggere non un solo libro, ma di leggerne due.

Aprendo le vostre bibbie trovate due testi di Ester.

L’edizione vecchia riportava un solo testo di Ester, un solo racconto. Invece nell’edizione moderna voi trovate un fenomeno strano: nel testo della s. Paolo prima c’è il testo greco, o meglio diciamo mette prima la traduzione dal testo greco, poi subito dopo a pag. 906 mette il testo ebraico.

L’edizione Deoniane della Bibbia di Gerusalemme fa invece un’operazione più complessa perché mette nella sinistra il testo greco, mentre mette sulla pag. destra, a fronte, il testo ebraico. (è a pag. 973).

Intanto qui siamo invitati ad accogliere e confrontare questi due testi, voi che siete invitati ad annunciare la Parola di Dio e a raccontare la storia della salvezza, dovete anche abituarvi a questa edizione più complessa e dobbiamo domandarci come mai la Parola di Dio ci è giunta in questo modo e quale testo dobbiamo leggere.

Fino a poco tempo fa si leggeva un testo avevamo un testo artificiale, ricostruito, che metteva insieme e la versione ebraica e quella greca e adesso vi dirò perché. Intano leggiamo la nota introduttiva che trovate nell’edizione ufficiale della Bibbia della CEI, cioè quella che ci è stata consegnata dai nostri vescovi.

Ma intanto leggiamo la nota introduttiva che troviamo a pag. 973 della Bibbia di Gerusalemme, che è la nota ufficiale dei nostri vescovi che spiega molto bene la questione e che precede solo questo libro della Bibbia, per gli altri libri della Bibbia non ci sono problemi.



Leggiamo la nota:



Il libro di Ester è stato tramandato in due forme diverse: una più breve, presente nel testo ebraico, l'altra più lunga nella versione greca dei LXX. Oltre che per la diversa estensione, le due forme si differenziano anche nei nomi, nei numeri, nelle date e soprattutto nella sensibilità religiosa. Prima di san Girolamo la Chiesa cattolica di lingua latina usava la forma testuale greca: e così hanno fatto sempre, fino ad oggi, la Chiesa greco-cattolica e la Chiesa ortodossa.

San Girolamo tradusse invece il testo ebraico di Ester, ponendo in appendice sei ampie sezioni proprie del testo greco. Con la diffusione della Vulgata, il libro di Ester venne accolto in questa forma da tutta la Chiesa cattolica latina, fino al Concilio ecumenico Vaticano II. In diverse edizioni bibliche recenti, le sei aggiunte di Ester greco, che san Girolamo collocava in appendice, sono state trasferite nel loro contesto logico. Anche le prime due edizioni della Bibbia a cura della Conferenza Episcopale Italiana (1971; 1974) seguono questa forma. La soluzione adottata, tuttavia, non ha soddisfatto gli studiosi, soprattutto perché dà origine a molte incoerenze nel racconto.

In questa terza edizione della traduzione della Bibbia a cura della C.E.I. viene offerta la versione integrale del testo greco. Ma poiché è convinzione generale della Chiesa che tutte e due le forme testuali del libro di Ester, la greca e l'ebraica, sono ispirate, è parso opportuno conservare, assieme al testo greco, quello ebraico, conosciuto e letto con amore dai fedeli per tanti secoli fino ad oggi.

L’edizione della Bibbia CEI riporta i due testi in parallelo su due fasce della spessa pagina, stampando il testo greco nella parte superiore della pagina per segnalare la sua preminenza nella liturgia della Chiesa cattolica latina. In conformità a questa scelta dell’Editio princeps CEI, qui vengono riportate in pagine parallele, sia la versione greca, sia la versione ebraica. Le due versioni sono corredate dalle note della Bibbia di Gerusalemme specifiche per il testo greco, arricchite dai riferimenti alla Neovulgata propri della Bibbia CEI. Le cinque note precedute da un punto nero (*) si riferiscono solo al testo ebraico. Una lettura sinottica dei testi è possibile seguendo la numerazione di cc e da vv.



Che cosa c’è dietro questa questione, e come può servire anche a noi una cosa così. Intanto quale è l’originale e che cosa è la versione greca dei Settanta?

Noi dobbiamo immaginare che la storia di Ester sia stato scritto in ebraico, perché è una storia ebraica che ha a che fare con la storia del popolo di Dio nella diaspora.

E’ un libro che è stato ambientato nel V secolo A. C. e che è stato forse scritto in un periodo che va dal V o VI secolo fino al II secolo A. C., quindi noi abbiamo questo testo originale, ma poi è stato riscritto.

La versione dei Settanta della Scrittura in greco, non è più semplicemente una traduzione, ma una riscrizione in greco, cioè in quella lingua che ormai si parlava a partire dal III-IV secolo A.C. anche tra gli ebrei e che serviva soprattutto per quegli Ebrei che non capivano più l’ebraico e che avevano bisogno di una mediazione culturale. Però che cosa è successo? Che i due testi sono molto diversi e questo è molto interessante per noi: proprio perché il ragionamento ci porta ad una prima osservazione e cioè che la Parola di Dio è sì scritta ed è fissata perché è Parola di DIO, ma deve essere continuamente riscritta e riaccolta. Non ci si può accontentare che l’abbia scritta qualcuno e poi rimangono delle cose da tenere lì: mi vengono in mente le versioni della Bibbia che c’erano nelle nostre case a volumi, con le illustrazioni, un’edizione da tavolo o meglio da biblioteca che però forse nessuno nella casa aveva mai letto in casa.

Il rischio è proprio questo e cioè che un testo rimanga scritto senza essere letto, interpretato, riscritto. Vi faccio un esempio interessante che noi, che abbiamo avuto la fortuna di ammalarci in Terra Santa due settimana fa, abbiamo proprio visto visivamente ed è la storia di quello che deve accadere quando il popolo dell’alleanza esce dalla Terra. Cioè il popolo di Israele non può semplicemente prendere la Torà, la legge che gli è stata data, ma deve riscriverla.

Che cosa succede però quando si riscrive un testo? Che si reinterpreta, perché? Perché è come quando si fa un’omelia, cioè serve riprendere il testo, ma lo si spiega facendolo capire, ma intervenendo sul testo in modo importante.

Nel libro di Ester in ebraico non compare mai il Nome di Dio, mai e adesso vi dirò che c’è una grande domanda che ci facciamo a questo livello. Quando la storia è stata narrata la prima volta l’autore sacro non ci ha mai messo Dio dentro. Questo è scandaloso. Quando è stata riscritta, qualche secolo dopo, non sappiamo quando è stata scritta la Bibbia dei Settanta, forse un paio di secoli dopo Cristo, quando è stata riscritta la storia di Ester l’autore sacro, che ha tradotto verso il greco, ha dato una lettura della storia più consolatoria, perché ci ha messo Dio da tutte le parti. E non solo ha messo Dio da tutte le parti, ma ha messo anche l’atteggiamento religioso dei protagonisti, vi basti dire che la preghiera di Ester è una delle più belle preghiere della Bibbia. Al cap 4, 17 L del testo:



“ Poi supplicò il Signore, "Signore, Signore, re che domini l'universo, tutte le cose sono sottoposte al tuo potere e non c'è nessuno che possa opporsi a te nella tua volontà di salvare Israele. 17cTu hai fatto il cielo e la terra e tutte le meraviglie che si trovano sotto il firmamento. Tu sei il Signore di tutte le cose e non c'è nessuno che possa resistere a te, Signore.

17d[Tu conosci tutto; tu sai, Signore, che non per orgoglio, non per superbia né per vanagloria ho fatto questo gesto, di non prostrarmi davanti al superbo Aman, perché avrei anche baciato la pianta dei suoi piedi per la salvezza d'Israele. 17eMa ho fatto questo per non porre la gloria di un uomo al di sopra della gloria di Dio; non mi prostrerò mai davanti a nessuno se non davanti a te, che sei il mio Signore, e non farò così per superbia.]



Ora, Signore Dio, re, Dio di Abramo*, risparmia il tuo popolo! Perché guardano a noi per distruggerci e desiderano ardentemente far perire quella che è la tua eredità [dai tempi antichi]. 17gNon trascurare il tuo possesso che hai redento per te dal paese d'Egitto. 17hAscolta la mia preghiera e sii propizio alla tua eredità; cambia il nostro lutto in gioia, perché, vivi, possiamo cantare inni al tuo nome, Signore, e non far scomparire quelli che ti lodano con la loro bocca".

17iTutti gli Israeliti gridavano con tutte le loro forze, perché la morte stava davanti ai loro occhi.

17kAnche la regina Ester cercò rifugio presso il Signore, presa da un'angoscia mortale. Si tolse le vesti di lusso e indossò gli abiti di miseria e di lutto; invece dei superbi profumi si riempì la testa di ceneri [e di immondizie]. Umiliò duramente *il suo corpo [e, con i capelli sconvolti, coprì ogni sua parte che prima soleva ornare a festa. Poi supplicò il Signore e disse:]

17l"Mio Signore, nostro re, tu sei l'unico! Vieni in aiuto a me che sono sola e non ho altro soccorso all'infuori di te, perché un grande pericolo mi sovrasta.

17mIo ho sentito fin dalla mia nascita, in seno alla mia famiglia, che tu, Signore, hai preso Israele tra tutte le nazioni e i nostri padri tra tutti i loro antenati come tua eterna eredità, e hai fatto per loro tutto quello che avevi promesso. 17nMa ora abbiamo peccato contro di te e ci hai consegnato nelle mani dei nostri nemici, perché abbiamo dato gloria ai loro dèi. Tu sei giusto, Signore!

17oMa ora non si sono accontentati dell'amarezza della nostra schiavitù: hanno anche posto le mani sulle mani dei loro idoli, giurando di abolire il decreto della tua bocca, di sterminare la tua eredità, di chiudere la bocca di quelli che ti lodano e spegnere la gloria del tuo tempio e il tuo altare, 17pdi aprire invece la bocca delle nazioni per lodare gli idoli vani e proclamare per sempre la propria ammirazione per un re mortale.

17qNon consegnare, Signore, il tuo scettro a quelli che neppure esistono. Non permettere che ridano della nostra caduta; ma volgi contro di loro questi loro progetti e colpisci con un castigo esemplare chi è a capo dei nostri persecutori.

17rRicòrdati, Signore, manifèstati nel giorno della nostra afflizione e da' a me coraggio, o re degli dèi e dominatore di ogni potere. 17sMetti nella mia bocca una parola ben misurata di fronte al leone e volgi il suo cuore all'odio contro colui che ci combatte, per lo sterminio suo e di coloro che sono d'accordo con lui. 17tQuanto a noi, salvaci con la tua mano e vieni in mio aiuto, perché sono sola e non ho altri che te, Signore!

17uTu hai conoscenza di tutto e sai che io odio la gloria degli empi e detesto il letto dei non circoncisi e di qualunque straniero. 17vTu sai che mi trovo nella necessità e che detesto l'insegna della mia alta carica, che cinge il mio capo nei giorni in cui devo comparire in pubblico; la detesto come un panno immondo e non la porto nei giorni in cui mi tengo appartata. 17xLa tua serva non ha mangiato alla tavola di Aman; non ha onorato il banchetto del re né ha bevuto il vino delle libagioni. 17yLa tua serva, da quando ha cambiato condizione fino ad oggi, non ha gioito, se non in te, Signore, Dio di Abramo.

17zO Dio, che su tutti eserciti la forza, ascolta la voce dei disperati, liberaci dalla mano dei malvagi e libera me dalla mia angoscia!".]







Ecco questa preghiera non esiste nel testo ebraico, non c’è proprio, nel testo ebraico nessuno prega, non c’è nessuna preghiera, nessuno si rivolge a Dio. E poi altre cose che io vi dirò.

A me interessa questo concetto un testo biblico vale ed è ispirato proprio perché ha una continuità, perché non è un testo morto, ma deve essere continuamente attualizzato.

Io leggo da un grande biblista, Luis Alonso Shekel, che ha continuato a studiare il tema dell’ispirazione nella Parola di Dio, e dice così: “ Quando si legge la Scrittura noi abbiamo una nuova lettura, una nuova interpretazione, una nuova rappresentazione e non possiamo pensare che le recitazioni e le letture dell’originale siano tutte perfettamente uguali e fedeli fino all’identità, ciò contraddice alla natura dell’opera in quanto ripetibile ed esistente nella ripetizione.

Ancora di più proprio perché la Settanta in greco è una traduzione, vuol dire che si porta a un ulteriore livello questa operazione perché questa traduzione tenta di spiegare, mediare per un altro mondo, per un’altra cultura, per un’altra lingua. Questa è un’operazione giusta o sbagliata? Shekel scrive: Non è una forzatura dell’originale che conserva sempre una parte della sua potenza in attesa di essere attualizzata. Noi possiamo dire così: che non esiste Parola di Dio che non sia interpretata, se il libro rimane chiuso, non è Parola di Dio.

Ecco perché noi abbiamo questa potenza nelle nostre mani, ecco perché gli Ebrei greci della diaspora, che non erano nella Terra, hanno ritradotto il libro di Ester verso il greco, e lo hanno ripreso in mano, gli hanno ridato vita e certo hanno fatto alcuni cambiamenti che per noi sono però Parola di Dio. Ecco perché questo caso così particolare nella nostra Bibbia in cui abbiamo due storie diverse anche nel finale. Perciò cosa dovete fare? Leggete prima il testo più antico, cioè quello ebraico, e poi provate a vedere che operazione, cosa ha fatto l’autore sacro nel voler riscrivere questa storia e nel riconsegnandocela in un altro modo.

Questo nuovo modo di proporci il libro di Ester ha più senso di quello che avremmo potuto leggere prima, nella vecchia edizione che riportava il testo ebraico con delle aggiunte del testo greco nelle note.

Rita: il fatto che nel testo ebraico non viene mai nominato perché loro Dio non potevano nominarlo.

Padre Giulio: No, in questo Rita non sono d’accordo perché il nome di Dio è nominato in tutti i libri della Bibbia e quindi non è soltanto il fatto che non sia nel tetragramma, qui non c’è proprio Dio in questo libro soltanto e adesso che lo rileggerete vi accorgerete che non c’è proprio Dio, manca proprio il nome di Dio. Attenzione di per sé questo fenomeno, a dire il vero, c’è anche nel Cantico dei Cantici, però non fa problema nel Cantico dei Cantici perché letto in senso metaforico e simbolico. Ma nell’interpretazione giudaica del Cantico dei Cantici, che non ha mai Dio, si prende Salomone, lo sposo, come Dio e la Sulammita, la donna come Israele. Quindi anche nel Cantico dei Cantici c’è questo fenomeno, ma qui non fa problema perché viene risolto in questo modo. Invece nel libro di Ester il fenomeno è molto più scandaloso perché qui il popolo di Israele è in pericolo come vedremo. Allora c’è qualcosa di simile a quello che accade secondo la storia che troviamo narrata nel libro del deuteronomio quando il popolo di Israele finalmente esce dal deserto, comincia ad entrare nella Terra della promessa, passa il Giordano e che cosa succede? Cosa deve fare Israele? Deve riscrivere la Torà sul monte Ebal di fronte al Monte Garizim presso Gerico: deve riprendere tutta la legge e riscriverla su delle stele e deporle sul monte. In Deuteronomio 11 si parla di questa cosa, ma poi mi interessa il brano seguente che non ricordo a mente. Non ritrovo la citazione esatta, ma fidatevi: quando Israele entra nella Terra dovrà riprendere in mano la Parola di Dio, riscriverla completamente perché non vada dimenticata. Ecco è Deuteronomio 27,1 e ss.

Il monte Ebal compare anche prima nei versetti che vi ho detto e quando andrete a Nablus, cioè a Sichem, dove c’è il pozzo di Giacobbe, dove Gesù ha incontrato la Samaritana, potrete vedere che a destra c’è il monte Garizim ( ricordate che la Samaritana dice a Gesù: “Dove dobbiamo adorare Dio? I nostri padri hanno adorato Dio su questo monte ( Garizim)” e a sinistra c’è il monte Ebal, allora che cosa succede quando Israele sarà entrato nella Terra ?

Deuteronomio 27,1 ss:



Mosè e gli anziani d'Israele diedero quest'ordine al popolo: "Osservate tutti i comandi che oggi vi do. 2Quando avrete attraversato il Giordano per entrare nella terra che il Signore, vostro Dio, sta per darvi, erigerai grandi pietre e le intonacherai di calce. 3Scriverai su di esse tutte le parole di questa legge, quando avrai attraversato il Giordano per entrare nella terra che il Signore, tuo Dio, sta per darti, terra dove scorrono latte e miele, come il Signore, Dio dei tuoi padri, ti ha detto. 4Quando dunque avrete attraversato il Giordano, erigerete sul monte Ebal queste pietre, come oggi vi comando, e le intonacherete di calce. 5Là costruirai anche un altare al Signore, tuo Dio, un altare di pietre non toccate da strumento di ferro. 6Costruirai l'altare del Signore, tuo Dio, con pietre intatte, e sopra vi offrirai olocausti al Signore, tuo Dio. 7Offrirai sacrifici di comunione, là ne mangerai e ti rallegrerai davanti al Signore, tuo Dio. 8Scriverai su quelle pietre tutte le parole di questa legge, con scrittura ben chiara".



La legge vuol dire tutti e cinque i libri del Pentateuco.

I Leviti prenderanno la Parola e diranno andate al versetto 11:



In quello stesso giorno Mosè diede quest'ordine al popolo: 12"Ecco quelli che, una volta attraversato il Giordano, staranno sul monte Garizìm per benedire il popolo: Simeone, Levi, Giuda, Ìssacar, Giuseppe e Beniamino; 13ecco quelli che staranno sul monte Ebal per pronunciare la maledizione: Ruben, Gad, Aser, Zàbulon, Dan e Nèftali. 14I leviti prenderanno la parola e diranno ad alta voce a tutti gli Israeliti:

15"Maledetto l'uomo che fa un'immagine scolpita o di metallo fuso, abominio per il Signore, lavoro di mano d'artefice, e la pone in luogo occulto!". Tutto il popolo risponderà e dirà: "Amen".

16"Maledetto chi maltratta il padre e la madre!". Tutto il popolo dirà: "Amen".

17"Maledetto chi sposta i confini del suo prossimo!". Tutto il popolo dirà: "Amen".

18"Maledetto chi fa smarrire il cammino al cieco!". Tutto il popolo dirà: "Amen".

19"Maledetto chi lede il diritto del forestiero, dell'orfano e della vedova!". Tutto il popolo dirà: "Amen".

20"Maledetto chi si unisce con la moglie del padre, perché solleva il lembo del mantello del padre!". Tutto il popolo dirà: "Amen".

21"Maledetto chi giace con qualsiasi bestia!". Tutto il popolo dirà: "Amen".



E’ un rito che si svolge su uno dei due monti: il monte Ebal è un monte senza vegetazione, mentre il monte Garizim è un monte verdeggiante in modo che anche visivamente si veda che, se tu obbedirai alla legge, sarai benedetto altrimenti maledetto. I Leviti devono spiegare al popolo che se egli osserverà la Legge ci sarà la benedizione di Dio, altrimenti ci sarò la maledizione.



Si tratta di una riattualizzazione che dice come il popolo di Dio, appena uscito dal deserto, debba riprendere in mano la Parola, che l’ha guidato, e farla diventare vera anche lì nella terra dove ora è entrato, ma deve riscriverla perché la prima scrittura è fatta da dio, la seconda da Mosè e ancora si deve riscrivere ora nuovamente. Mi sembra che è quello che dice il profeta

Geremia 31,31 quando dice:



Ecco, verranno giorni - oracolo del Signore -, nei quali con la casa d'Israele e con la casa di Giuda concluderò un'alleanza nuova. 32Non sarà come l'alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dalla terra d'Egitto, alleanza che essi hanno infranto, benché io fossi loro Signore. Oracolo del Signore. 33Questa sarà l'alleanza che concluderò con la casa d'Israele dopo quei giorni - oracolo del Signore -: porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore.



Questa categoria è importante perché in fondo ci dice che il libro di Ester è stato riscritto in modo così eclatante per la Settanta e in modo diverso così come noi dobbiamo riscrivere per la nostra vita e riscoprire e rileggere quello che in fondo sta nel nostro cuore come ci dice il profeta Geremia.



Domanda: allora in questo senso potremo dire che la Bibbia sia un libro che non è finito: giusto o sbagliato?



Risposta: Pensate a quella norma della bibbia che per noi sono ormai desueta: il tuo bue si scioglie da dove era legato, scappa via e fa dei danni e uccide una persona. La torà dice che è responsabile il proprietario del bue che non ha ben legato il bue. Adesso è chiaro che se la Bibbia fosse un libro finito diremmo che questa norma non serve più, perché, mentre questa situazione ora descritta era una situazione abituale un tempo, ora nessuno ha più in casa un bue. Invece è chiaro che noi possiamo fare un’applicazione e dire che questa norma se è Parola di Dio vale ancora, ma deve essere tradotta. Il caso che fa Costacurta quando commenta questa norma della Torà è molto semplice e dice: tu guidi la tua auto e la tua macchina ti scappa perché sei ubriaco, non sei attento e investi uno, sei tu responsabile della morte dell’uomo e non certamente la tua macchina. Allora è chiaro che la Parola di Dio ha questa bellezza e cioè che la Parola di Dio deve essere riaperta perché non si può chiudere mai e questo comporta uno sforzo culturale e di fede.



Ritornando al libro di Ester, lo scandalo per cui nel libro ebraico di Ester non c’è mai il nome e la presenza di Dio viene in qualche modo ad essere messo di fronte a chi invece, quando descrive questo libro, capisce che Dio c’è, anche se non si vede e dunque si scrive il suo Nome. Dio c’è, non è che non c’è. Quando viene scritto l’autore che traduce lo esplicita. Per questo il libro di Ester è “fenomenale” come trampolino di prova per tutti noi che dobbiamo prendere in mano la Parola di Dio, perché dice delle differenze enormi che vi farò notare, non ultima questa, e che danno invece un senso o l’altro. Concludo questa cosa dicendo che la storia è molto semplice: come vi ho detto nasce nel V secolo A.C. in epoca persiana, al tempo di re Assuero, o Artaserse nel Testo greco, ma è una storia che in fondo rappresenta qualcosa di misterioso che accade al popolo di Dio e che è già accaduto. Cioè la storia dice di un pericolo che incombe su tutta la nazione di Israele in tutto il mondo, cioè il pericolo della distruzione. Sentite come inizia questa storia al versetto 1 del testo ebraico:



Al tempo di Assuero, di quell’Assuero che regnava dall’India fino all’Etiopia sopra 127 province, in quel tempo dunque, il re Assuero che sedeva sul trono del suo regno….



In tutte queste 127 province Assuero decide di sterminare gli Ebrei, ma questa storia è già accaduta, quando in Egitto il faraone decide di far uccidere i primogeniti dei maschi ebrei. Ma questa storia continua ancora.

Qui la storia dice che misteriosamente il male sta , se trovate perché Amman vuole distruggere il popolo ebraico vi do un premio perché vuol dire che siete bravi. Siamo stati in pellegrinaggio, ho chiesto, dal momento che era Terra Santa due, ho chiesto di fare una visita ai luoghi dell’A.T., cose che non si erano viste nel primo pellegrinaggio e ho guidato il gruppo allo Yad vashen, il museo dell’olocausto più importante ed entrando al secondo pannello, il primo è dedicato a Hitler, il percorso del museo dura tre ore, il secondo pannello a sinistra dello Yad vashem riguarda la chiesa cattolica che con l’istituzione dei ghetti e con in particolare l’azione che ha fatto nei confronti degli Ebrei e con l’insegnamento del disprezzo che ha fatto fin prima al concilio Vaticano II, è responsabile o almeno corresponsabile della shoa.

Almeno una delle cose che si dice è sbagliata: non è vero che la persecuzione degli ebrei comincia con la Chiesa cattolica e nemmeno Con Hitler, perché Israele viene perseguitato in Egitto per la prima volta, in Ester per la seconda volta e al tempo dei Maccabei per la terza volta. E su questo noi dovremo indagare: trovare le ragioni originarie di questo male che dovremo circoscrivere nelle sue ragioni. Perché c’è questo male che si accanisce contro un popolo e lo vuole eliminare fino in fondo. Questo è un problema che non riguarda solo la chiesa, ma riguarda il popolo di Dio, il popolo dell’alleanza e ha a che fare anche con noi.

Ma dietro questo grande quadro noi dobbiamo scoprire soprattutto le interazioni di tipo personale, perché il libro nasconde delle cose, quando leggerete il testo ebraico, il libro nasconde delle pennellate dove si danno le ragioni per cui il re Assuero decide di sterminare questo popolo. Quindi la storia grande si riduce in fondo alla storia di due uomini Mardocheo e Aman e a quello che fa la regina Ester. Ma la storia la ricordate? Ad un certo punto il re Assuero decide di ascoltare il consiglio di questo Aman, che dovete scoprire chi è, il quale decide di sterminare non solo Mardocheo che è suo nemico e bisogna capire perché, ma tutto il popolo di Dio in tutte le 127 province del regno. Ma ad un certo punto la regina Ester e bisogna capire perché arriva alla corte del re, lei che è la sposa, e che dice di essere non la Ester che si credeva, ma Adassa, cioè un’ebrea e permette al suo popolo di sopravvivere perché riesce a convincere il re a non uccidere il suo popolo. La storia detta così in due righe nasconde dei segreti che dobbiamo scoprire perché riguardano le dinamiche di coppia e quello che fa Ester. Perciò leggete per la prima volta il testo di Ester, almeno nel testo ebraico e di sottolineate le sfumature, perché, come succede spesso nella vita, è nelle sfumature che si gioca il tutto.

Celebrazione del Vespro.



Sabato mattina 4 settembre 2010

8,30: Lodi

Seconda meditazione

Ester1, 9-22 del testo ebraico



Anche la regina Vasti offrì un banchetto alle donne nella reggia di Assuero. 10Il settimo giorno il re, che aveva il cuore allegro per il vino, ordinò ad Meuman, Bizzetà, Carbonà, Bigta, Abagtà, Zetar e Carcas, i sette eunuchi che erano adibiti al servizio del re Assuero, che conducessero davanti a lui la regina Vasti con la corona regale per mostrare ai popoli e ai capi la sua bellezza: ella infatti era di aspetto avvenente. 12Ma la regina Vasti rifiutò di venire contro l’ordine che il re aveva dato per mezzo degli eunuchi. Il re ne fu irritato 13e la collera si accese dentro di lui. Allora il re interrogò i sapienti, conoscitori dei tempi- poiché gli affari del re si trattavano così, alla presenza di quanti conoscevano la legge e il diritto"e i più vicino a lui erano Carsenà, Setar, Admata, Tarsis, Meres, Marsenà e Memucan, sette capi della Persia e della Media che erano ammessi alla sua presenza e sedevano nei primi posti del regno- e domandò dunque: “Secondo la legge, che cosa si deve fare alla regina Vasti, che non ha eseguito l'ordine che le ha dato il re Assuero per mezzo degli eunuchi?.

16Memucan rispose alla presenza del re e dei prìncipi: "La regina Vasti ha mancato non solo nei confronti del re, ma anche nei confronti di tutti i prìncipi e i capi e tutti i popoli che sono nelle province del re Assuero. Perché quello che la regina ha fatto sarà noto a tutte le donne e le indurrà a disprezzare i propri marirti. Esse diranno: “Il re Assuero aveva ordinato che si conducesse alla sua presenza la regina Vasti e lei non è andata”. D’ora in avanti le altre principesse di Persia e di Mediache verranno a conoscere la condotta della regina, ne parleranno a tutti i principi del re e ne nascerà grande disprezzo e collera.19Se così sembra bene al re, venga da lui emanato un editto reale, da scriversi fra le leggi di Persia e di Media, e sia irrevocabile, per il quale Vasti non potrà più comparire alla presenza del re Assuero, e il re conferisca la dignità di regina a un’ altra migliore di lei. Quando l’editto del re sarà conosciuto nell’intero suo regno, per quanto sia vasto, tutte le donne renderanno onore ai loro mariti, dal più grande al più piccolo". 21La cosa parve buona al re e ai prìncipi. Il re fece come aveva detto Memucan:: 22mandò lettere a tutte le province del regno, a ogni provincia secondo il suo modo di scrivere, e a ogni popolo secondo la sua lingua, perché ogni marito fosse padrone in casa sua e potesse esprimersi nella lingua del suo popolo.



Il testo ebraico continua dicendo: Dopo questi fatti, quando la collera del re si fu calmata, egli si ricordò di Vasti……. mentre il testo greco dice qualcosa di molto più interessante e cioè: Dopo questi fatti, l'ira del re si placò ed egli non si ricordò più di Vasti, avendo presente quello che lei aveva detto e come egli l'aveva ormai condannata.

Il re non si ricordò più di lei, quindi è bastata questo fatto, il suo no perché il re decidesse di trovare un’altra giovane e rimuovesse dal suo cuore e dalla sua mente vasti. Il processo della rimozione è molto comune nelle nostre relazioni. Perché capita questo? Ecco probabilmente perché c’è stato un rifiuto, come un esegeta ha notato: il modo in cui si costruisce la storia e il punto con cui inizia la storia e su cui si costruisce tutto il racconto è questo: nonostante l’enorme potere del re che si mostra nel banchetto che abbiamo visto suntuoso ed importante, nonostante questo enorme potere, il re non può controllare nemmeno la sua stessa moglie. Dice questo commentatore: basta una donna che strappi via il tappeto sotto i piedi dell’uomo più importante del mondo e lo faccia mentre tutto il suo mondo sta guardando e questo provoca l’ira del re. Ecco, è vero, si tratta di una perdita di potere. E’per questo che il re Assuero reagisce in questo modo e di fondo abbiamo a che fare con qualcosa che ritorna nelle nostre dinamiche familiari, ma anche di relazione e che riguarda il rapporto con l’obbedienza. Come valutate l’obbedienza, dovremo farci una domanda per la nostra storia: a quale tipo di obbedienza era tenuta la moglie Vasti e come possiamo valutare questa sua non obbedienza? Per esempio: una lettura femminista, è stata fatta abbondantemente del libro di Ester, che ha avuto molto successo nell’esegesi femminile e una particolare fortuna nel mondo anglosassone, ma anche da noi. E’ stato pubblicato un primo volume di una serie che prevede diversi titoli di esegeti italiane donne, che dà una lettura femminile e femminista della Bibbia. E’ questa una prospettiva insolita, secondo il documento della pontificia commissione biblica sull’interpretazione della bibbia nella chiesa, l’interpretazione femminista è una possibile chiave di lettura del testo, perché le donne nel mondo biblico sono emarginate e dunque esiste anche la prospettiva di una rivalutazione del femminile che non è usuale. Ma una lettura femminista banale e superficiale potrebbe farci pensare che la non obbedienza o la disobbedienza possa essere sempre un valore, mi riferisco per es. a quei preti che non vogliono obbedire al loro vescovo e citano Don Milani che diceva e scriveva: “l’obbedienza non è più una virtù”, dimenticando però il contesto in cui don Milani dice questo. In realtà per don Milani è esattamente il contrario, perché lui si riferiva ad un contesto completamente diverso; infatti in quel tempo l’obbedienza era l’obbedienza ad un potere e a uno stato dove veniva chiesto qualcosa di sbagliato.

Dunque la disobbedienza viene vista come un atto di liberazione, e di sanità mentale, quindi Vasti disobbediente avrebbe sempre comunque ragione, secondo questa interpretazione femminista, e invece l’obbedienza sarebbe invece una sottomissione ad un assenso estorto.

Questa lettura non basta a noi; invece è importante il testo e vediamo che, nella stessa reggia, ci sono due banchetti, ciascuno dipendenti da un capo: il re per gli uomini e la regina per le donne, cosa che non sembra registrata nella tradizione antica, quindi il testo ce lo fa sottolineare, e quindi questa notazione ci dice che la colpa non è soltanto del re che vuole che la regina Vasti vuole che si mostri con la corona, in fondo già lei Vasti e le sue donne sono separate. Il fatto che la regola sia la separatezza e l’estraneità, cioè il modo con cui si intendono i rapporti, ci deve mettere in guardia. Perché, se questo succede e se avviene la logica dell’ estraneità e se in fondo Vasti può dire “che c’entro io con la tua festa” e viceversa era come dire “io non ho bisogno di te”, e quindi io non voglio essere esibita (Vasti), oppure “io non ho bisogno di te se non quando voglio esibirti” (Assuero). Ecco perché il testo greco ci informa che il re Assuero può dimenticare la regina Vasti, perché un corpo si può dimenticare e invece una persona che non è separata da te, ma che è con te un insieme a te, una persona così non si dimentica mai.

Come possiamo riportare questa dinamica alle nostre situazioni?

Di nuovo la dobbiamo riportare ad una dinamica familiare ed ecclesiale, in tutte e due le dinamiche funziona molto bene questa storia di Vasti e di Assuero. Innanzi tutto perché nella famiglia molte volte si consumano scene di questo tipo, nelle quali è più facile rappresentarsi come un corpo che vuole essere estraneo all’altro, spesso ha una dinamica che spesse volte avviene per relazioni liminali, dove in particolare la donna rende estraneo il corpo alla coppia: questo è confermato nella mia esperienza di confessore, ma sembra che questa sia una situazione molto diffusa. Cioè nella coppia c’è una fatica a vivere la dimensione della sessualità e dell’affettività perché spesse volte c’è la negazione della comunione anche a questo livello, ma in fondo questo ha a che fare anche con tutte le “scappatelle” che possono avvenire nella coppia soprattutto ad opera dei mariti, non necessariamente di tipo adulterino, ma nelle quali si vuole costruire uno spazio che sia uno spazio sicuro e non condivisibile e che non si mette in comunione con gli altri. Questo però, alla lunga, porta anche ad un estranearsi da sé, perché l’estranearsi dagli altri porta ad un estranearsi da sé. Questo è molto pericoloso. Di per sé è un rimedio molto facile alle crisi e alle tensioni: è più facile ritirarsi, è più facile difendersi, allontanarsi reciprocamente, illudendosi che questo possa portare alla lunga ad una risposta: ma non è così. Meglio l’incontro anche scontro, specie se c’è il chiarimento, se c’è un dire il proprio disagio, le proprie ragioni.

Per quanto riguarda invece la dinamica ecclesiale, io direi che nella nostra esperienza comunitaria questo è ancora più evidente. Vi racconto la storia di una monaca che ricordo di aver confessato nel corso di esercizi spirituali e vi posso assicurare che ho sperimentato come anche in ambito comunitario ecclesiale ci possono essere situazioni relazionali di grande sofferenza. In particola re ci fu un corso, in cui poi vennero diverse suore a confessarsi che capii quanto davvero soffrivano di solitudine, erano in difficoltà di comunicare. Vi può sembrare strano, ma soprattutto nel mondo religioso femminile, l’universo maschile in questo senso è un po’ più avvantaggiato perché ha contatti con l’esterno maggiori, vi potrà sembrare strano molte volte tra suore non si parlano. Io ricordo di questa suora, suora meditativa che raccontava che la madre superiora le aveva fatto terra bruciata tutto intorno ed era arrivata a dire: c’è un tavolo sotto dove lavoro: è il mio tavolo e guai a chi me lo tocca: pensate questa suora aveva ridotto il suo spazio di autonomia ad un tavolo perché ormai non poteva fare altrimenti, perché la superiora gli aveva tolto tutto e lei si era aggrappata a questo tavolo. Intanto capisco che questo era un meccanismo di difesa e di estraniamento che chiaramente questo tipo di atteggiamento non permette né di crescere né di risolvere niente. I problemi possono essere risolti solo attraverso il dialogo. Il dialogo è l’unica cosa. E’infatti veramente interessante che questo capitolo la regina Vasti e la regina Ester non si parlano mai. Vasti ed Assuero sono distanti perché in mezzo a loro c’è la legge del re, la legge che lui ha inferto, non c’è la legge di Dio, non c’è né Dio, né la preghiera,nel testo ebraico è assente qualsiasi dimensione religiosa. Non c’è la legge di Dio, che ancora potrebbe arrivare a dire: avvicinati, non far del male al nemico…C’è la legge del re e soprattutto ci sono i servi del re, i quali danno dei consigli al re sui quali rifletteremo.

In questo tipo di logica la storia di Ester è una storia di guarigione.

Infatti la funzione della regina Vasti, che abbiamo detto è vista come negativa come una figura problematica, addirittura discendente da chi è nemico degli ebrei, Vasti sembra incapace di aiutare il re, serve qualcuno che lo aiuti,perché si mostra indeciso, uno che ha bisogno di una relazione di aiuto. E da dove viene questo aiuto, da chi e su che cosa si basa questo aiuto e come avviene questa relazione di aiuto. Perché? Abbiamo capito che fino ad ora la relazione tra Vasti e il suo sposo è iniziata e non ha via d’uscita perchè è complicata dai servi, come vi mostrerò quando oggi vi parlerò di un altro dramma, che in fondo è il macrodramma, perché si rischia una distruzione di un popolo. Cosa fanno i servi? I servi hanno deciso e hanno informato il re, perché il re non avrebbe visto e non avrebbe saputo se i servi non lo avessero informato. Quindi i servi, nelle relazioni di crisi, i servi svolgono una funzione negativa, sono quelli che rinforzano il giudizio negativo, in genere i servi sono presenti sia nel nucleo familiare, in genere sono dei parenti che intervengono per dare la loro interpretazione che sembra illuminata, ma che portano un giudizio e quindi svolgono una funzione negativa, ma che porta alla divisione.

Si riconoscono da che cosa: molte volte il giudizio sembra libero e spassionato, ma molte volte è viziato.

Ma i servi sono presenti in modo molto accentuato anche nella nostra chiesa: sono quelli che dicono al diacono, al parroco o al fratello: ma lascia perdere e danno delle soluzioni di estraneità: dimentica, rimuovi, coltivati il tuo campo, fa tu la tua chiesa, trovati i tuoi discepoli, inutile che ti confronti, tanto il provinciale non ti capisce, il vescovo non ti capisce, il parroco non ti capisce.

Qui Vasti è perduta e non viene nominata più qui Assuero e chi pemette al re Assuero di guarire? Dice il testo ebraico, che è molto più clemente, che Assuero si ricorda di lei, di Vasti, di ciò che era stato fatto e di quanto era stato deciso a suo riguardo. Assuero avrebbe potuto dire: “Riportatemi Vasti, cercatemi dove è andata o forse avrebbe potuto dire: forse ho sbagliato anche io” perché il testo dice che Assuero si ricorda di lei.

Ma invece ecco che qui ora arrivano i “servi”; che cosa fanno i servi? I servi dicono: “ si cerchi altra carne, altri corpi, si cerchino per il re altre fanciulle vergini e avvenenti”. Devono essere fanciulle, vergini, belle: cioè hanno dato la soluzione facile, come si fa con i bambini al quale, se gli si rompe il giocattolo, piange e ne aspetta un altro. Deve esserci una continua sostituzione e qui possiamo dire che è quello che succede oggi nei rapporti tra giovani. Possiamo aprire questo file, che riguarda la dimensione dell’affettività comune nel tempo di oggi, quelli che osservano e si occupano del mondo giovanile sanno benissimo che oggi la dimensione affettiva oggi è ridotta al consumo immediato. Sapete che oggi si è abbassata l’età dell’approccio e dell’esperienza di tipo sessuale, si parla di 13 e 14 anni ed è diventato semplice oggi da fruire, ma soprattutto che non ci si ricorda nemmeno più delle persone con cui uno ha avuto rapporti. Mi viene in mente un ragazzo che è stato in pellegrinaggio con noi e che avevo conosciuto circa un anno fa ad una cena di amici comuni e io ricordo che era con la fidanzata. Quando adesso che l’ho rivisto e gli ho domandato della fidanzata lui mi ha detto: “Ma chi era?”. Dopo due giorni mi ha detto di aver ricordato chi fosse e che era stata solo una storia di sei mesi, per questo l’aveva dimenticata. I giovani che stavano al servizio del re dissero: “Si cerchino altri giocattoli”. Ma succede qualcosa che cambia la storia: vediamo un aspetto che si coglie solo nel testo ebraico.

Si apra il libro al cap. 2° e si guardi alla genealogia di Ester, di Mardocheo e di Aman che sono i protagonisti a partire dal capitolo secondo.

Intanto il primo che emerge è Mardocheo, o meglio in ebraico Mordecai, figlio di Giairo, figlio di Simei, figlio di Kis della tribù di Beniamino. Ricordate sempre che nella Bibbia le genealogie sono molto importanti. Perché qui c’è una sapienza che dice che noi non siamo soltanto quello che siamo, ma ereditiamo i nostri geni. Quando sono ritornato da Israele pieno di pustole schifose il dermatologo mi ha detto: “Ma lei ha una familiarità con la psoriasi?”. E’ stata la prima domanda. Io gli ho detto che anche mia sorella ha avuto la psoriasi. Quindi è evidente che c’è una dimensione biologica, che ci può condizionare. Ebbene questa storia lavora su questo: fino a quando ci può condizionare la nostra storia familiare passata. Per sapere chi è Mardocheo lo farete per conto vostro, io vi do i riferimenti e cioè dovrete scrutare:

“2 Samuele16 vi leggete tutto il capitolo e in particolare i versetti da 5-8.

Quindi Mardocheo viene dalla tribù di beniamino che è stata deportata in Babilonia, ma che è tornata dall’esilio. Poi abbiamo un altro albero genealogico da ricostruire e la troviamo sempre nel secondo capitolo al versetto 7 dove si dice che Mardocheo aveva adottato Adassa, cioè Ester che è l’unica di questa storia che ha due nomi. Nel testo greco Ester si chiama solo Ester e vi chiedo di guardate prima il testo greco 2,7.

Nella città di Susa c'era un Giudeo di nome Mardocheo, figlio di Giàiro, figlio di Simei, figlio di Kis, della tribù di Beniamino, 6il quale era stato deportato da Gerusalemme quando fu ridotta in schiavitù da Nabucodònosor, re di Babilonia.

7Egli aveva una figlia adottiva, figlia di Aminadàb, fratello di suo padre, che si chiamava Ester. Quando erano morti i suoi genitori, egli l'aveva allevata per prenderla in moglie. La fanciulla era bella d'aspetto. 8E quando il decreto del re fu pubblicato, molte fanciulle furono raccolte nella città di Susa sotto la sorveglianza di Gai; anche Ester fu condotta da Gai, custode delle donne.

Vedete il versetto 7 del testo ebraico sottolinea che Ester non ha né padre né madre, cioè viene sottolineato che è orfana per questo Mardocheo l’ha adottata, ma il testo ebraico insiste e quello greco no e viene sottolinea una dimensione misteriosa che è quella che troviamo in un altro personaggio nella Bibbia e che è quella Ebrei 7, 3. Ester sembra che non abbia radici, Ester è al di fuori di qualunque storia, per questo forse può intervenire.



Questo Melchìsedek infatti, re di Salem, sacerdote del Dio altissimo, andò incontro ad Abramo mentre ritornava dall'avere sconfitto i re e lo benedisse; 2a lui Abramo diede la decima di ogni cosa. Anzitutto il suo nome significa "re di giustizia"; poi è anche re di Salem, cioè "re di pace". 3

Egli, senza padre, senza madre, senza genealogia, senza principio di giorni né fine di vita, fatto simile al Figlio di Dio, rimane sacerdote per sempre.

E poi compare il terzo personaggio: Aman al capitolo 3 e da qui inizia la vera storia.

Dopo questi fatti il re Assuero rese grande Aman, figlio di Ammedata, l’Agaghita lo innalzò e pose il suo seggio al di sopra di tutti i principi che erano con lui, e qui c’è tutto il suo passato, ma qui se fosse gente della vostra famiglia voi potreste risalire all’albero genealogico che troverete e commenterete guardando questi due testi: 1Sam15 e Deut 25,17-19, ma è molto più importante la vocazione di Saul. Guardate che questa sottolineatura è molto importante, ma sfugge al testo greco. Guardate che cosa dice il testo greco:

Dopo questi avvenimenti, il re Artaserse, (che èAssuero) onorò grandemente Aman, figlio di Amadàta, il Bugeo e non si capisce più niente e Bugeo non è nulla, non c’è nella Bibbia, mentre invece se guardiamo la genealogia di Aman scopriamo la ragione di quello che succede dopo. Bisogna domandarsi perché dopo qualche secolo Aman viene cambiato. Cosa succede nella nostra storia?

Al capitolo 2 si dice che Ester in quelli che la vedono, non solo nel re, ma ancor prima nei servi, nell’eunuco, lei attira grazia e misericordia, è molto bella questo che dice il testo, vuol dire che Ester è anche bella perché non è che il re si è scelto la più racchia, ma si dice che in Ester c’è anche un’altra bellezza che va al di là di quella fisica, è qualcosa di più che spiegherà quello che poi vedremo oggi pomeriggio. Ricordo a tutti che il vangelo di Matteo inizia con la genealogia e Matteo impiega un intero capitolo a spiegare la genealogia di Gesù per dirci che le nostre origini sono molto importanti.

Ci vediamo alle ore 18.

1Sam15

Samuele disse a Saul: "Il Signore ha inviato me per ungerti re sopra Israele, suo popolo. Ora ascolta la voce del Signore. 2

Così dice il Signore degli eserciti: "Ho considerato ciò che ha fatto Amalèk a Israele, come gli si oppose per la via, quando usciva dall'Egitto. 3Va', dunque, e colpisci Amalèk, e vota allo sterminio quanto gli appartiene; non risparmiarlo, ma uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini"".

2 Sam 16,5-8



Quando poi il re Davide fu giunto a Bacurìm, ecco uscire di là un uomo della famiglia della casa di Saul, chiamato Simei, figlio di Ghera. Egli usciva imprecando 6e gettava sassi contro Davide e contro tutti i servi del re Davide, mentre tutto il popolo e tutti i prodi stavano alla sua destra e alla sua sinistra. 7Così diceva Simei, maledicendo Davide: "Vattene, vattene, sanguinario, malvagio! 8Il Signore ha fatto ricadere sul tuo capo tutto il sangue della casa di Saul, al posto del quale regni; il Signore ha messo il regno nelle mani di Assalonne, tuo figlio, ed eccoti nella tua rovina, perché sei un sanguinario".



1Sam15e ss.

Samuele disse a Saul: "Il Signore ha inviato me per ungerti re sopra Israele, suo popolo. Ora ascolta la voce del Signore. 2

Così dice il Signore degli eserciti: "Ho considerato ciò che ha fatto Amalèk a Israele, come gli si oppose per la via, quando usciva dall'Egitto. 3Va', dunque, e colpisci Amalèk, e vota allo sterminio quanto gli appartiene; non risparmiarlo, ma uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini

Saul convocò il popolo e passò in rassegna le truppe a Telaìm: erano duecentomila fanti e diecimila uomini di Giuda. 5Saul venne alla città di Amalèk e tese un'imboscata nella valle. 6

Disse inoltre Saul ai Keniti: "Andate via, ritiratevi dagli Amaleciti prima che vi distrugga insieme con loro, poiché avete usato benevolenza con tutti gli Israeliti, quando uscivano dall'Egitto". I Keniti si ritirarono da Amalèk. 7Saul colpì Amalèk da Avìla in direzione di Sur, che è di fronte all'Egitto. 8Egli prese vivo Agag, re di Amalèk, e sterminò a fil di spada tutto il popolo. 9Ma Saul e il popolo risparmiarono Agag e il meglio del bestiame minuto e grosso, cioè gli animali grassi e gli agnelli, tutto il meglio, e non vollero sterminarli; invece votarono allo sterminio tutto il bestiame scadente e patito.



Deut 25,17-19

Ricòrdati di ciò che ti ha fatto Amalèk lungo il cammino, quando uscivate dall'Egitto: 18come ti assalì lungo il cammino e aggredì nella tua carovana tutti i più deboli della retroguardia, mentre tu eri stanco e sfinito. Non ebbe alcun timor di Dio. 19Quando dunque il Signore, tuo Dio, ti avrà assicurato tranquillità, liberandoti da tutti i tuoi nemici all'intorno nella terra che il Signore, tuo Dio, sta per darti in eredità, cancellerai la memoria di Amalèk sotto il cielo. Non dimenticare!



Mardocheo discende dalla famiglia di Saul e di Simei della tribù di Beniamino, quello che maledì Davide quando il figlio Assalonne ha fatto il colpo di stato e Davide stava fuggendo.



Aman discende da Agag il re di amalek sconfitto da Saul e da lui risparmiato contro l’ordine del Signore.

Gli amaleciti sono quel popolo contro cui combatte Mosè nel deserto e che avevano rifiutato anche l’acqua agli israeliti, eterni nemici di Israele.



All’origine dell’odio di Aman nei confronti di Mardocheo c’è un odio tra stirpi vecchio e datato.





Terza meditazione



Sabato pomeriggio 4 settembre 2010



Cercheremo insieme un po’ di attualizzazione alla storia che abbiamo letto. Non so se avete trovate risposte all’odio tra Mardocheo e Aman.

Una prima risposta, ( ce ne è un’altra che spero abbiate trovato), che si deduce dal testo ebraico è che si tratta di una questione di stirpi. Quando parliamo di stirpi gli esperti di psicologia o di sociologia della famiglia intendono dire con questo le famiglie di provenienza che lasciano il segno anche sui coniugi che si sposano. Ho imparato dai coniugi Gellini Zattoni, esperti nell’ambito nazionale che hanno scritto molto su questo, che quando due coniugi si sposano si illudono di sposare solo lo sposo o la sposa, in realtà è un evento che lega in qualche modo anche le famiglie che partecipano a questo matrimonio.

E infatti nella storia di Mardoche o e di Aman c’è una inimicizia che viene da molto lontano e che non è stata mai sanata. La salvezza arriva attraverso questa stella, Ester, perché il suo nome significa anche questo, ma dice anche un’altra cosa che dirò tra poco, che sanerà i problemi familiari e di stirpi che ci sono nel racconto.

Voi spero che abbiate letto i riferimenti che vi avevo dato e spero abbiate capito che questi riferimenti nella Bibbia non sono casuali. Quando nella Bibbia sfugge a noi qualche cosa, perché apparentemente cosa a noi importa che Mardocheo sia beniaminita e viene da Simei e che Aman viene dall’Agaghita, invece, nelle loro origini, c’è parte del problema che ieri e oggi abbiamo evidenziato.

Dunque si tratta di due stirpi che per famiglie di origini hanno un’antichissima inimicizia e di cui forse non sono del tutto consapevoli, ma che si riacuisce per il sentito dire che dirò tra poco.

Questa inimicizia però è fondata su una disobbedienza, quella del re Saul.

La prima volta che sentiamo parlare dell’antenato di Aman che vuole distruggere Mardocheo e la sua stirpe siamo nel primo libro di Samuele, al capitolo 15, quando avviene l’unzione di Saul al quale è affidato un compito preciso. In 1 Sam15 : Il Signore attraverso Samuele, perché ho considerato ciò che ha fatto Amalèk a Israele, come gli si oppose per la via, quando usciva dall'Egitto. 3Va', dunque, e colpisci Amalèk, e vota allo sterminio quanto gli appartiene…..

Per capire il riferimento che abbiamo letto nell’unzione di Saul della tribù di beniamino come Saulo di Tarso, per capire l’unzione di Saul e la sua chiamata a distruggere Amalek bisogna tornare a quando questo episodio è narrato in Deut.25 allorquando il testo dice:

Ricòrdati di ciò che ti ha fatto Amalèk lungo il cammino, quando uscivate dall'Egitto: 18come ti assalì lungo il cammino e aggredì nella tua carovana tutti i più deboli della retroguardia, mentre tu eri stanco e sfinito. Non ebbe alcun timor di Dio. Quando dunque il Signore tuo Dio ti avrà assicurato tranquillità tu distruggerai Amalek sotto il cielo. Non dimenticare.



Intano usciamo da una lettura storica che non è provata in alcun modo e dobbiamo operare una lettura simbolica. Che cosa è Amalek? Amalek è un po’ come, noi che abbiamo avuto la fortuna di stare nella Terra di Moab, è un po’ come i Moabiti un popolo da cui viene solo il male, perché i Moabiti, come gli Amaleciti sono stati due popoli che non hanno dato il pane e l’acqua ad Israele che lo chiede nel momento di maggiore debolezza e bisogno perché è uscito dall’Egitto e per questo viene la maledizione: nessun moabita non entrerà mai nell’alleanza con Dio, gli Amaleciti, un altro popolo che si trovava questo percorso, addirittura attaccano e fanno un’imboscata e diventano i nemici di Israele. Cosa significa: Non dimenticare questo e perché a Saul viene dato questo compito di sterminare Amalek?

Intanto voi sapete che il possesso della Terra avviene in maniera più simbolica che reale. Voi che siete stati a Gerico sapete che gli archeologi ci hanno detto che Gerico non esisteva già più quando gli israeliti entrarono nella Terra, era già stata distrutta. Dunque la conquista di Gerico fu una conquista puramente simbolica: cioè una liturgia con cui Dio voleva stare presso il suo popolo mentre prendeva possesso della Terra promessa ecco il senso del circondare la città per sette volte e con il suono dello shofar, ma niente di più. Noi dobbiamo vedere in Amalek come con i moabiti di un pericolo che incombe verso chi? Ma prima dobbiamo andare al peccato di Saul che, come voi sapete, nonostante l’ordine di Dio, disobbedisce. Saul, lui che è stato unto per proteggere il proprio popolo dagli Amaleciti, ebbene lui e il suo popolo risparmiarono chi? Agag, re di Amalek. Ed ecco dove ritorna fuori Agag nel libro di Ester. Di chi è figlio Aman? Di Agag. Poi i sapienti Ebrei non vogliono dire figli, ma discendente di Agag. C’è quindi una storia di stirpi che si ripete, ma c’è in fondo una sapienza che ci vuole dire in questo modo plastico che c’è continuamente una forza che si oppone al popolo di Dio. E ora vedremo perché e sarà il terzo passaggio di questa meditazione sul libro di Ester.

Ma allo stesso modo in cui c’è una forza misteriosa che si oppone al popolo di Dio che viene da questo re degli Amaleciti Agag e che sembra che nulla avesse a che fare con questa storia ( siamo in epoca persiana e quindi siamo secoli e secoli dopo l’unzione di Saul e ancor più lontani dall’uscita dall’Egitto e dal cammino del deserto), così allo stesso modo dal germoglio di Saul discende Mardocheo. Cioè Mardocheo che è questo signore che si trova a Sua , anche lui nella sua stirpe portava la radice importante dei beniaminiti e del re Saul. Allora è come se qui questi due uomini rappresentassero due antichi nemici e i conti non chiusi ritornano fuori, E’ probabile che abbia ragione rabbi Sherman quando dice in questo commento che qui il peccato di Saul è stato del non rendersi conto della missione che gli era stata data nel risparmiare il re di Agag: per il fatto che lui abbia disobbedito e risparmiare il nemico Amalek e non avendolo fatto ha causato il pericolo per tutto il popolo.

La domanda fondamentale nel libro di Ester è questa: perché incombe il pericolo su Israele? Questa è una razionalizzazione del pericolo che costantemente incombe su Israele: la risposta razionale che dà il libro di Ester è questa: perché non è stato estirpato quel cancro che non è stato estirpato da chi doveva farlo: la responsabilità è si Saul. Perché Saul non ha uccide Agag? Saul per ragioni politiche ha pensato che fosse bene di risparmiarlo ed è venuto a patti con il male, ha scelto un compromesso. Facciamo un esempio: se scendiamo a patti con un cancro, il cancro prima o poi cresce, invece deve essere estirpato totalmente.

Ma c’è un’altra ragione che dobbiamo considerare: non è semplicemente questo il motivo per cui Mardocheo e Aman diventano nemici: una ragione sta nel fatto che Mardocheo è diverso da tutti gli altri. Aman, quando è eletto da Assuero e diventa molto importante tutti i ministri del re si inginocchiavano davanti a lui, ma Mardocheo no. Ester ebraico3,2 “Mardocheo non si inginocchiava, né si prostrava” E quando gli domandano perché non si inginocchiasse, e qui c’è una differenza tra i due testi ebraico e greco e allora nel testo ebraico Mardocheo non risponde, mentre nella preghiera del testo greco Ester4, 17d e ss. Mardocheo dice: “Io signore non mi inginocchio non per superbia o non per vanagloria non mi sono inginocchiato di fronte a lui , ma ho fatto questo per non porre la gloria di un uomo al di sopra della gloria di Dio”.

Dunque c’è un rifiuto di prostrarsi da parte di Mardocheo davanti ad Aman, rifiuto che viene interpretato da Aman come un rifiuto verso di luie soprattutto questo rifiuto abbassa il suo senso di potere. Ritornerò su questo, ma come ho sottolineati questa mattina ce l’hanno i servi di Amman e in Ester 3,4 della versione ebraica si dice: “ I servi riferirono il fatto ad Aman per vedere se Mardocheo avrebbe insistito nel suo atteggiamento; aveva detto loro infatti che era un Giudeo. Aman vide che Mardocheo non si inginocchiava, né si prostrava davanti a lui e fu pieno d’ira.

Il verbo ebraico non è si accorse per caso, ma vide nel momento in cui i servi glielo comunicano allora lui fu preso dall’ira e gli sembrò poca cosa di mettere le mani addosso a Mardocheo soltanto, perché aveva saputo che era un ebreo, e quindi si propose di distruggere tutti i giudei che si trovavano nel regno. Ecco fino a quale punto può arrivare l’odio.

Ma prima non si era accorto dell’atteggiamento di Mardocheo?

I suoi suggeritori gli dicono non solo fa così perché ce l’ha con sé la risposta della decisione è così terribile, è così enorme e fa supporre che i servi gli abbiano detto che Mardocheo fa così perché era un ebreo e quindi non solo lui è tuo nemico, ma tutti gli ebrei sono tuoi nemici e tutti gli ebrei vanno sterminati.

Eccoci arrivati a riflettere sul 3ò punto quello che ci permette di ragionare sul perché di questo pericolo che incombe sul popolo di Israele e da dove viene questa macchina del male e come procede? Questa macchina del male procede in modo molto significativo e molto elaborato con una descrizione precisa della strategia con la quale Aman vuole distruggere non solo Mardocheo, ma tutto quello che Mardocheo rappresenta. Ma che cosa rappresenta Mardocheo?

Questa macchinazione ci ricorda quello che è stato fatto pochi decenni fa quando, in modo industriale, si è pensato, deciso e tentato di distruggere il popolo degli Ebrei. Noi siamo stati con Antonietta e Gianni allo Yad Vashem alla memoria dell’olocausto e sa che rispetto ad altri genocidi, ce ne sono stati altri; ma se c’è qualcosa che distingueva questo da altri genocidi è che questo è stato sistematicamente programmato in tot ebrei venissero ogni giorno trasportati, gasati e cremati, perché entrassero in quel numero di camion di vagoni e venissero creamati, la differenza sta nella pianificazione e nella programmazione con cui tutto è stato fatto. Qui accade qualcosa di simile: intanto è stata gettata la sorte (purim) in un giorno preciso: un giorno avanti la pasqua ebraica e poi i corrieri che

lavorano molto bene e che inviano in tutti i 127 paesi dell’impero dei documenti scritti nei quali era previsto che si sterminassero tutti gli ebrei uomini, donne, bambini in uno stesso giorno e si saccheggiassero i loro beni. E c’è da parte da Aman un rimborso in denaro (10000 talenti ) al re, per ciò che egli avrebbe perso in termini di tasse e di forza lavoro. Capite che c’è dietro una programmazione che è simile a quella della shoa.

E allora arriviamo al punto centrale della nostra riflessione: perché questo odio sconfinato che si riproduce nella storia e che ritorna di volta in volta, di tempo in tempo, lo abbiamo detto ieri: la prima volta che il popolo di Israele rischia la distruzione è quando i primogeniti maschi degli Ebrei vengono uccisi per ordine del faraone che in fondo se muoiono i maschi di un popolo tutti muoiono, la seconda volta avviene nel libro di Ester, il terzo nel libro dei Maccabei a causa di Antioco IV Epifane che proibisce la circoncisione con lo scopo di distruggere l’identità di questo popolo e poi ancora dopo, fino ad arrivare alla shoa dei nostri tempi.

La risposta sta probabilmente in quello che dice Gesù nel discorso della montagna, quando parla della persecuzione a causa della giustizia. Infatti delle ragioni è questa: possiamo dire, anche qui in questo libro che il popolo di Israele è un popolo perseguitato per la giustizia. Perché? La giustizia nel linguaggio biblico è il voler seguire la legge. Quando facevo lezione e ironicamente dicevo che la persecuzione per la giustizia, come spiegavo ai miei studenti, non vuol dire fare come Berlusconi che dice di essere perseguitati dai giudici, cioè di una giustizia ingiusta dei giudici, la giustizia secondo la Bibbia è il fare la volontà di Dio attraverso il mettere in pratica la legge. Ricordate cosa succede a Giuseppe che la Scrittura dice essere uomo giusto. Proprio perché era giusto voleva ripudiare Maria, proprio perché era giusto doveva ripudiarla, c’è voluto l’intervento dell’angelo perché facesse quello che poi ha fatto. La giustizia significa insomma l’essere talmente attenti alla legge e legati alla legge che per questa ragione tu vieni perseguitato. Perché in fondo vivere la legge comporta creare una differenza che ti fa essere diverso da tutti quelli che non vogliono sapere niente di Dio. Chi vuole vivere secondo Dio crea quella differenza per cui tu sarai perseguitato. Ecco perché Gesù dice che come sono stati perseguitati i profeti prima di voi, perché portano la Parola di Dio che comunque è un segno di contraddizione rispetto alla mentalità del mondo, così è successo a Gesù, è successo alla Chiesa e pensate ancora oggi quanti cristiani vengono perseguitati perché dicono le cose che devono dire e che non si possono tacere grazie al Vangelo. Beati i perseguitati a causa della giustizia si dice nel sermone della montagna perché hanno il coraggio di opporsi, di dire le cose, come l’ebreo perché osserva i comandamenti il cristiano perché dice le cose grazie al Vangelo.

Allora arriviamo all’ultima riflessione della nostra meditazione che è strettamente legato a questo. Abbiamo letto nella storia di Ester, stiamo leggendo che questo pericolo che incombe fino al punto che viene firmato un decreto che dice il testo è irrevocabile, ma allora come si salverà Israele? Se il re Assuero che abbiamo capito che è un bamboccio, arriva al punto di sottoscrivere un documento di condanna irrevocabile.

Perché tutto questo? Dove è Dio in tutto questo?

Ricorderete che nel testo ebraico Dio non esiste in questo libro, mentre nel testo greco che è una rilettura del testo ebraico, Dio c’è, Mardocheo ed Ester pregano Dio…., ma nel testo ebraico Dio è assente. L’unico caso nella Bibbia in cui non c’è il nome di Dio nel libro di Ester.

Possiamo tentare alcune letture:

1) Prima interpretazione. Non è possibile che Dio non ci sia. Dio da qualche parte ci deve essere e i sapienti di Israele lo trovano per es. al versetto 4,14, quando Mardocheo dice ad Ester: “Non pensare di salvarti tu sola perché se tu in questo momento taci, aiuto e liberazione sorgeranno per i Giudei da un altro luogo. Questo è interessante perché, se qualcuno di voi conosce la tradizione ebraica, sa che gli ebrei chiamano Dio il “Posto” e il Luogo” oppure lo chiamano “il Nome” oppure lo chiamano con il pronome “Egli” “Benedetto Egli sia, oppure la chiamano “Amaccon” cioè il “Santo luogo” e poi Adonai che non vuol dire Dio, ma Signore. Questa soluzione viene contestata, è una soluzione un po’ consolatoria. Per es. un rabbino medioevale Abram Ibinez dice che è un uso rabbinico e non biblico quello di chiamare Dio come “Il luogo”.

2) Seconda interpretazione, a cui mi associo:Dio è presente, ma è nascosto, Cioè Dio c’è, ma non si vede e come agisce? Secondo le coincidenze. Ad es. perché Vasti viene cacciata dalla corte del re? Non perché non si era presentata al re, ma perché doveva diventare regina Ester perché salvasse il popolo. Dice Mardocheo” non pensare di salvarti da sola, chissà che tu non sia stata elevata ad essere regina perché tu potessi intervenire per la salvezza del popolo” Dio in fondo è quello che un filosofo francese Anatole France diceva: è quello che noi chiamiamo “il Caso”, il caso quando Dio vuole mantenere l’incognito. Questa è una bella soluzione, perché ci permette di dire che come è nascosto il suo Nome, noi dobbiamo cercare Dio che è

“ il nascosto” ed ecco anche spiegato il nome di Ester che vuol dire stella, ma vuol dire anche secondo i rabbini “la nascosta”. Perché Dio è nascosto e quando si rivela ad Ester, Ester dice al suo sposo: “ Non sopprimere il mio popolo, non uccidere il mio popolo e lì Ester si rivela per quella che è e dice “Io sono Adassa” , quando Ester si rivela per quella che è, ma in fondo rivela in quel momento Dio. Questa soluzione la dà Enzo Bianco, ho la citazione che dice: “Il testo greco parla di Dio perché c’è, cioè il testo greco non fa altro che esplicitare l’azione di Dio che è nascosta nel terzo ebraico. Però c’è una terza soluzione che è quella che io preferisco.

3) terza interpretazione: perché Dio non c’è nel racconto in ebraico? Perché c’è Ester. Attenzione non perché Ester sia Dio. Ma perché, come un commentatore Klainst ha annotato nell’84, perché la logica della Provvidenza agisce di più se la si pensa nelle persone che agiscono per il bene. Ecco che mi ricollego alla domanda che si fece Benedetto XVI quando andò ad Auschwitz, Egli ci aiutò a capire una cosa che fino ad allora non era stata così chiara, perché pensate che, tutta la teologia cristiana, ha uno spartiacque che i teologi hanno cominciato a definire dopo Auschwitz. Dopo Auschwitz la teologia cristiana si interroga in modo ancora più rilevante sulla presenza del male nel mondo, la domanda che prima già c’era, ma non era così forte. La teologia Cristiana si divide tra quello che c’era prima e dopo Auschwitz sulle conseguenze che ha avuto: Dove era Dio?. Benedetto XVI disse: Non dobbiamo domandarci tanto dove era Dio, ma soprattutto: Dove era l’uomo? Questa per me è una risposta che fa rabbrividire: questo per dire che in fondo l’iniziativa divina e l’iniziativa umana sono complementari, cioè la seconda soluzione è un po’ più consolatoria. Enzo Bianchi dice che Dio c’è perché si mostra negli eventi: le coincidenze. Ma nella terza, in questa lettura che è più laica, mi piace perché è forse più ebrea, ci dice che Dio è presente in Ester la quale ci dice che Ester decide di andare davanti al suo sposo mettendo a repentaglio la vita e lì lei manifesta la presenza di Dio. Dio è presente là dove c’è l’uomo e questo è molto più responsabilizzante.

Scrutare Dio e trovarlo nascosto magari il suo Nome come fanno gli ebrei nascosto o nel nome del re o trovarlo nel Luogo si può fare, dire dove era Dio e dire c’era quando manovrava la storia, i promessi sposi sono costruiti attorno a questa trama, ma è molto più per noi difficile comprendere che Dio è presente attraverso l’uomo. Allora la risposta alla domanda di Benedetto XVI a Auschwitz, “dove è l’uomo?” è che l’uomo non c’era perché se ci fosse stato l’uomo non sarebbero morti gli uomini, come noi oggi dobbiamo dire la stessa cosa. Questo a me sembra il tema centrale di questo libro che non racconta solo la storia di un odio di un uomo nei confronti di un altro uomo, ma dica come affrontare nel mondo il nostro compito. Vengo a conclusione. Se è vero quello che abbiamo detto Dio si manifesta attraverso Ester e si manifesta attraverso la bellezza e su questa cosa io non c’ero arrivato e c’è arrivata la sposa di questi coniugi con i quali abbiamo lavorato a questo testo: Dio si manifesta attraverso la bellezza di questa donna che commuove il re e lo fa innamorare. Anche se lei doveva essere un oggetto del desiderio del re che doveva dimenticare Vasti, ecco che al versetto 2, 17 leggiamo che “ il re Assuero amò Ester più di tutte le altre donne ed ella trovò grazia e favore agli occhi di lui più di tutte le altre vergini”. Ecco che ritorniamo al tema che già avevamo accennato, ma che finalmente si spiega: la bellezza che viene servita per motivi egoistici e che diventa qualcosa verso il quale guardare, abbiamo detto sembra davvero di avere in mente un concorso di bellezza quando troviamo queste vergini che vanno dal re e che aspettano il suo giudizio e che è una cosa moderna perché sembra che tutti cadiamo in questa trappola della bellezza che ci dobbiamo tenere perché se non c’è…è inutile che io insista su questo. Ma Ester è come se sia capace di non rimanere legata semplicemente a questo aspetto e utilizzi la sua bellezza non solo per sé, ma per il suo popolo. Ecco perché quando arriva davanti al re, nella scena più grande che commenteremo domani e con la quale vedremo alcuni aspetti del testo greco ossia l’idea dell’intercessione della preghiera, perché la preghiera di Ester è probabilmente la preghiera più bella di tutta la Bibbia, quando vedremo questo aspetto, appena il re vide la regina che stava davanti a lui ella trovò grazia ai suoi occhi, ecco che questa bellezza viene utilizzata per la salvezza del re stesso. La logica che c’è dietro è questa: Ester non serve soltanto a salvare il suo popolo, ma in fondo salva anche il suo re, la sua bellezza lo guarisce , la sua grazia lo cura, e lui che era un fantoccio grazie alla bellezza della sua sposa e alla sua presenza diventa un uomo che è capace di prendere decisioni da solo e questo nella storia lo si capisce bene. Il re per la prima volta decide di riconoscere di aver sbagliato che è la cosa più grande che possa fare un uomo: penso che un uomo sia tale se non sbaglia mai, perché sbagliare è una caratteristica che ci accomuna tutti, ma la dignità e la grandezza di un uomo si percepisce nel momento in cui dice: “riconosco di aver sbagliato”. E per la prima volta quando Assuero, quando decide di ritirare il suo decreto, allora capisce di aver sbagliato e finalmente è un uomo, grazie all’aiuto della sua sposa. E’ inutile che vi faccio delle domande, ma abbiamo messo molto materiale che vi posso sintetizzare di guardare alla vostra situazione per dirci quante volte e dove abbiamo sperimentato l’assenza di dio oppure dove abbiamo vissuto come dei servi, dove abbiamo trovato questa realtà, dove Ester è stata capace di guarire in modo che possiamo incrociare la nostra vita con questa Parola. Ci ritroviamo verso le 18,30 in giardino.

Riflessione: “ Non è immediato trovare alcune cose nella Parola di Dio”, la Scrittura deve essere interpretata con la scrittura, come fa Gesù con i Discepoli di Emmaus, lo fa con dei collegamenti che non sono espliciti, ma che fa lui e lo fa con la tecnica rabbinica della collana: questo è un metodo con il quale si mettono a confronto almeno tre testi della scrittura che si rassomigliano e che, se sono letti insieme, ci permettono di dare ad ogni testo un significato più grande di quello che ciascuno di essi ha. Intanto ci affidiamo agli altri che ci hanno preceduto, ci hanno preceduti migliaia di anni di interpretazione. Sappiamo che L’A.T. è stato donato a Israele e quindi noi ci affidiamo senza problemi alla tradizione di Israele perché è da migliaia di anni che la interpretano, poi noi cristiani abbiamo una luce in più che viene dal Vangelo, poi abbiamo la tradizione dei Padri e della chiesa. Le cose che io vi dico non sono mie semplicemente, alcune sono mie, altre sono di altri, ma non è questo che è importante che siano mie o di altri, dunque se funzionano vuol dire che danno luce al testo e questo è l’importante: dobbiamo avere l’umiltà di affidarci a quelli che hanno studiato prima di noi. Quindi non c’è mai una lettura della Parola di Dio diremmo immediata donata dallo Spirito Santo semplicemente, ma alcuni collegamenti sono dati dallo studio e dallo studio semplicemente e hanno passato giorni, mesi anni e che è un compito importante nella Chiesa di custodire la Parola di DIO. Lo studio della Parola di Dio è già di per sé la sua ricompensa. Di per sé è già bello, poi è anche in funzione della Chiesa, non possiamo rimanere alle interpretazioni superficiali odi 40-50 anni fa, le cose di 40-50 anni fa oggi non esistono più. Ecco perché dobbiamo continuamente aggiornarci. Anche la versione della Bibbia è cambiata oggi. L’interpretazione di 50 anni fa non è che sia sbagliata, ma non è più efficace, è cambiato il paradigma mentale dell’uomo del nostro tempo e questo ci richiama ad essere seri, ma anche con il desiderio che dobbiamo custodire, coltivare e studiare la Parola di Dio.





Quarta meditazione: domenica 5 settembre 2010



La preghiera di Ester

Noi in Terra Santo l’abbiamo proclamato ad Encarem nella stessa collina dello Yad Vashem che avevamo appena visitato.

Dobbiamo tornare al testo greco, che troviamo nella riscrittura che esplicita quanto c’è già nel testo Ebraico, anche se il testo ebraico ci sconvolge. Ester, appresa la notizia del decreto del re, fa un digiuno di tre giorni, e poi si veste a festa e va dal re. C’è questo silenzio diremmo che viene colmato e riempito dai sapienti di Israele che pensano: forse Ester avrà pregato, ma lasciatemi dire che questa è una preghiera ecclesiale, cioè che ha a che fare con è il compito ecclesiale nostro, cioè la funzione del consacrato nella chiesa: cioè ha il compito di elevare la lode a Dio. C’è una solidarietà con il popolo di Dio che si esprime in due modi:

1) C’è una prima solidarietà che si esprime con il fatto che Ester è Adassa, cioè è un ebrea. quello più evidente è quello della sorte che capiterebbe ad Ester e al suo popolo. Mardocheo dice ad Ester (cap4, 13 del testogreco):

“E gli diede la copia dell'editto promulgato nella città di Susa e riguardante la loro distruzione, perché la mostrasse a Ester; gli disse di ordinarle di entrare dal re, per domandargli grazia e intercedere a favore del popolo. "Ricòrdati - aggiunse - dei giorni in cui eri povera, quando eri nutrita dalle mie mani, giacché Aman, il quale ha avuto il secondo posto dopo il re, ha parlato contro di noi per farci morire. Invoca il Signore e parla al re in favore nostro, perché ci liberi dalla morte".

9Acrateo entrò e le riferì tutte queste parole. 10Ed Ester disse ad Acrateo: "Va' da Mardocheo e digli: 11"Tutte le nazioni dell'impero sanno che chiunque, uomo o donna, entri dal re, nel palazzo interno, senza essere chiamato, non avrà scampo; solo colui sul quale il re avrà steso il suo scettro d'oro sarà salvo. E io non sono più stata chiamata a entrare dal re già da trenta giorni"". 12Acrateo riferì a Mardocheo tutte queste parole di Ester. 13Mardocheo disse ad Acrateo: "Va' a dirle: "Ester, non dire a te stessa che tu sola potrai salvarti nel regno, fra tutti i Giudei.

Perché se tu ti rifiuti in questa circostanza, da un'altra parte verranno aiuto e protezione per i Giudei. Tu e la casa di tuo padre perirete. Chi sa che tu non sia diventata regina proprio per questa circostanza?"".

15Ester mandò da Mardocheo l'uomo che era venuto da lei e gli fece dire: 16"Va' e raduna i Giudei che abitano a Susa e digiunate per me: per tre giorni e tre notti non mangiate e non bevete. Anch'io e le mie ancelle digiuneremo. Allora, contravvenendo alla legge, entrerò dal re, anche se dovessi morire".

[Poi pregò il Signore, ricordando tutte le gesta del Signore, e disse:]

17b"Signore, Signore, re che domini l'universo, tutte le cose sono sottoposte al tuo potere e non c'è nessuno che possa opporsi a te nella tua volontà di salvare Israele. 17cTu hai fatto il cielo e la terra e tutte le meraviglie che si trovano sotto il firmamento. Tu sei il Signore di tutte le cose e non c'è nessuno che possa resistere a te, Signore.

17d[Tu conosci tutto; tu sai, Signore, che non per orgoglio, non per superbia né per vanagloria ho fatto questo gesto, di non prostrarmi davanti al superbo Aman, perché avrei anche baciato la pianta dei suoi piedi per la salvezza d'Israele. 17eMa ho fatto questo per non porre la gloria di un uomo al di sopra della gloria di Dio; non mi prostrerò mai davanti a nessuno se non davanti a te, che sei il mio Signore, e non farò così per superbia.]

Ora, Signore Dio, re, Dio di Abramo*, risparmia il tuo popolo! Perché guardano a noi per distruggerci e desiderano ardentemente far perire quella che è la tua eredità [dai tempi antichi]. 17gNon trascurare il tuo possesso che hai redento per te dal paese d'Egitto. 17hAscolta la mia preghiera e sii propizio alla tua eredità; cambia il nostro lutto in gioia, perché, vivi, possiamo cantare inni al tuo nome, Signore, e non far scomparire quelli che ti lodano con la loro bocca".

17iTutti gli Israeliti gridavano con tutte le loro forze, perché la morte stava davanti ai loro occhi.



2)Ma c’è una seconda solidarietà che si esprime davvero con il popolo nel momento in cui Ester rappresenta la mediazione nei confronti di Dio. Il mediatore è colui che presenta a Dio le preghiere del popolo e presenta Dio al popolo. Proprio nello scorso pellegrinaggio a cui accennavo prima, abbiamo insistito molto sulla mediazione di Abramo, sulla mediazione di Mosè e su quella di Gesù, faccio memoria semplicemente del fatto che Mosè quando si trovava sul Sinai, così come dice la Parola, Mosè saliva e scendeva dal Sinai di sicuro di notte, noi che ci siamo andati abbiamo capito che lì si va solo di notte, perché di giorno non si può andare. Comunque il testo dice che Mosè continua a salire e scendere perché il popolo rimane alle pendici del monte, ma il Signore è sopra il monte. Questa davvero è la funzione del mediatore di chi si mette in mezzo tra Dio e il popolo. Una volta abbiamo avuto occasione di parlare di questa funzione liminale del diacono, qui c’è ancora di più perché la preghiera che noi facciamo non è mai una preghiera personale, soprattutto se viene fatto da un consacrato. La preghiera del consacrato è diverso dalla preghiera del laico, questo non per sottovalutare la preghiera del laico, ma la preghiera del consacrato che riceve il breviaro dal vescovo, dopo aver ricevuto il sacramento dell’ordine ha un valore ecclesiale, è la preghiera fatta a nome di tutta la chiesa in persona di Cristo, è la preghiera che assume la funzione di mediazione. Se quel giorno io non prego o prego male è qualcosa che viene a mancare al corpo di Cristo che solo io posso dare. Ecco perché qui davvero noi vediamo che la comunità si costruisce e si salva attraverso la preghiera. Se Ester non avesse pregato, almeno nel testo greco, dove avrebbe potuto trovare la forza per andare davanti al leone, come avrebbe potuto fare questo, e soprattutto come Dio avrebbe saputo, lui che in questa storia si mostra nascosto, come avrebbe saputo dell’angoscia del popolo se Ester non avesse commosso il suo cuore? Ecco che noi arriviamo a questo punto e cioè come Ester riesce a convincere il Signore perché qui si tratta di una preghiera tipicamente femminile, come dice la mia amica, almeno nella sua gestualità. Si vede che la preghiera è preceduta da una preparazione fisica. La preghiera ha a che fare con il corpo in maniera molto importante, come noi stiamo davanti ad un altro con il nostro corpo. La preghiera comunitaria è una caratteristica della vita religiosa, molte volte mi viene da mettermi in una posizione comoda, di accavallare le gambe e il pensiero spesso va al fatto che se io fossi davanti ad una persona che stimo, che è importante per me, non mi metterei come a volte stiamo nelle nostre assemblee. C’è una preghiera che io posso fare a letto, appoggiato ad un albero oppure ovunque mi trovo, ma la preghiera liturgica sembra voler necessitare di segni e di una dimensione del corpo particolare, perché la preghiera si esprime anche con il corpo se è vero che pregare è stare alla presenza del Signore. Qui questo si vede molto bene perché la preghiera di Ester non è staccata dal corpo, ma si esprime attraverso il corpo e come dice la mia amica Maria Teresa qui la preghiera liturgica coinvolge tutti e cinque sensi ed è il modo se volete abbiamo imparato a pregare nelle nostre case. Come Ester dunque si tolse le vesti di lusso e indossa abiti di miseria e quindi il tatto e poi anziché mettere il profumo mette la cenere e le immondizie e qui vediamo l’olfatto, mette poi l’abito bello e qui di nuovo la vista, poi il gusto forse perché ha digiunato per tre giorni e il gusto che c’è nella sua bocca è quella del nulla e del vuoto, quindi la sua preghiera non è solo del suo cuore ma anche di tutto il suo corpo. Così la preghiera in effetti non è una partecipazione della testa e dello spirito, ma di tutto il corpo e su questo noi possiamo lavorare perché anche nelle famiglie può esserci uno spazio per la preghiera. Noi religiosi siamo fortunati in questo perché chi vive in comunità abbiamo la cappella per pregare. Ma questo lo possiamo fare anche nelle nostre case, per esempio io ricordo che la mia nonna è morta quando facevo la quinta elementare, la mamma di mia mamma, una donna molto semplice, ma molto brava, nella casa di Milano dove io sono cresciuto, quando era l’ora del vespro, prima che si preparasse la cena, si ritirava nella sua camera in penombra in una poltrona che aveva in un angolo e lì si sedeva tutti i giorni, come in una cappella, tirava fuori in suo rosario e poi nel silenzio si metteva a pregare: io ancora questa immagine l’ho davanti a me e io credo che questa dimensione orante, che stava lì in uno spazio che era più di una cappella, sia passata a me. E questo si esprimeva non costruendo una finta cappella, ma probabilmente una situazione che è tipicamente familiare come questa: l’idea di una poltrona, di una sedia, di uno spazio che poi serve in particolare per quelli che come me sembrano non accorgersi, ma invece possono rimanere colpiti, perché? Perché è evidente che l’atteggiamento religioso passa molto più con la vita e l’esempio che con le parole. Io rimango sempre colpito in un’ immagine che ho visto nella sinagoga italiana, dove andava a pregare il cardinal Martini; c’è un momento nella sinagoga c’è un momento in cui i bambini vanno dai genitori sotto il tallit del loro papà che li benedice, toccano la torà, vanno dove si proclama la Parola, stanno in modo diverso da come i nostri stanno nelle nostre celebrazioni che tendiamo a respingere i bambini perché fanno confusione. Lì i bambini ricevono una educazione vedendo il loro papà che prega: capite che c’è una differenza abissale tra il papà che accompagna il bambino in chiesa, lo affida ai catechisti e poi se ne va a fare quello che deve fare e il vedere il papà che sta in sinagoga che prega e il bambino lo vede. Questo rimane, il fatto di essere accompagnato non rimane. Capisco che qua c’è una sapienza che l’ebraismo ha conservato perché ha capito che i bambini ci devono stare, in questo credo che dovremo cambiare qualcosa. Negli stati uniti ho visto che i bambini sono messi in uno spazio separato da una vetrata e vanno nel momento della consacrazione, ma sono messi in fondo; ho visto dei fratelli che a volta dicono: portate via questo bambino: io capisco che a volte distraggono e disturbano e danno un po’ fastidio quando faccio l’omelia, ma preferisco che stiano là piuttosto che dire ad un papà o ad una mamma di portare via il bambino: in questo dovremo rivedere i nostri comportamenti.

In fono questo ci riporta a dire che c’è una dimensione della preghiera che deve essere fatto con il corpo perché il corpo non è staccato. Ester ci insegna che l’interiorità non è altra cosa dal corpo, ma si esprime attraverso il corpo quindi dobbiamo dare importanza anche noi ai gesti della preghiera: in particolare, noi che siamo addetti al sacro, dobbiamo dare senso alle cose che facciamo: al modo in cui ci sentiamo seduti, accavalliamo le gambe, a come mettiamo le mani, non per ritornare a prima del Concilio, quando tutto era preciso, ma attenti a non correre, a non dire il di più di quello che serve, non parliamo dei vestiti di alcuni fratelli che hanno casule dell’800, ma con macchie del 700, c’è una forma che deve tutelare la dignità e fanno la qualità della liturgia stessa: la forma è il contenuto. Non è che è un’ idea che può essere detta bene o detta male: il contenuto e il contenitore sono la stessa cosa e siamo usciti dalla distinzione che benedetto Croce faceva del contenitore e contenuto, il modo in cui diamo il messaggio è il messaggio, questa è la scoperta che è stata fatta recentemente dagli esperti dei massmedia. Il messaggio non può essere dato a prescindere dalla forma, invece il mezzo è il messaggio, come noi lo diamo, soprattutto nel nostro mondo dove la comunicazione ha avuto un’evoluzione velocissima, il modo in cui proclamiamo la Parola con il microfono in modo che tutti possono ascoltare, il modo in cui celebriamo in generale sono altamente significativi.

Ester che si prepara, che ha prima di pregare fa… ci sono sei o sette righe dove si descrive come prega , eppure questa è una supplica privata, non è che Ester deve andare davanti a migliaia di persone a recitare la sua parte, si trova sola davanti al suo Dio. Eppure è pronta con il suo corpo che ha preparato per fare questo.



17kAnche la regina Ester cercò rifugio presso il Signore, presa da un'angoscia mortale. Si tolse le vesti di lusso e indossò gli abiti di miseria e di lutto; invece dei superbi profumi si riempì la testa di ceneri [e di immondizie]. Umiliò duramente *il suo corpo [e, con i capelli sconvolti, coprì ogni sua parte che prima soleva ornare a festa. Poi supplicò il Signore e disse:]

[ 17l"Mio Signore, nostro re, tu sei l'unico! Vieni in aiuto a me che sono sola e non ho altro soccorso all'infuori di te, perché un grande pericolo mi sovrasta.

17mIo ho sentito fin dalla mia nascita, in seno alla mia famiglia, che tu, Signore, hai preso Israele tra tutte le nazioni e i nostri padri tra tutti i loro antenati come tua eterna eredità, e hai fatto per loro tutto quello che avevi promesso. 17nMa ora abbiamo peccato contro di te e ci hai consegnato nelle mani dei nostri nemici, perché abbiamo dato gloria ai loro dèi. Tu sei giusto, Signore!

17oMa ora non si sono accontentati dell'amarezza della nostra schiavitù: hanno anche posto le mani sulle mani dei loro idoli, giurando di abolire il decreto della tua bocca, di sterminare la tua eredità, di chiudere la bocca di quelli che ti lodano e spegnere la gloria del tuo tempio e il tuo altare, 17pdi aprire invece la bocca delle nazioni per lodare gli idoli vani e proclamare per sempre la propria ammirazione per un re mortale.

17qNon consegnare, Signore, il tuo scettro a quelli che neppure esistono. Non permettere che ridano della nostra caduta; ma volgi contro di loro questi loro progetti e colpisci con un castigo esemplare chi è a capo dei nostri persecutori.

17rRicòrdati, Signore, manifèstati nel giorno della nostra afflizione e da' a me coraggio, o re degli dèi e dominatore di ogni potere. 17sMetti nella mia bocca una parola ben misurata di fronte al leone e volgi il suo cuore all'odio contro colui che ci combatte, per lo sterminio suo e di coloro che sono d'accordo con lui. 17tQuanto a noi, salvaci con la tua mano e vieni in mio aiuto, perché sono sola e non ho altri che te, Signore!

17uTu hai conoscenza di tutto e sai che io odio la gloria degli empi e detesto il letto dei non circoncisi e di qualunque straniero. 17vTu sai che mi trovo nella necessità e che detesto l'insegna della mia alta carica, che cinge il mio capo nei giorni in cui devo comparire in pubblico; la detesto come un panno immondo e non la porto nei giorni in cui mi tengo appartata. 17xLa tua serva non ha mangiato alla tavola di Aman; non ha onorato il banchetto del re né ha bevuto il vino delle libagioni. 17yLa tua serva, da quando ha cambiato condizione fino ad oggi, non ha gioito, se non in te, Signore, Dio di Abramo.

17zO Dio, che su tutti eserciti la forza, ascolta la voce dei disperati, liberaci dalla mano dei malvagi e libera me dalla mia angoscia!".]

Ed arriviamo al contenuto della sua preghiera, che è un contenuto che dicevamo in questo senso è tipicamente femminile. Noi uomini potremo trovare l’equivalente maschile della preghiera nella preghiera di Mardocheo, che è poco più avanti e che potrete commentare da soli e che veramente è un linguaggio tipicamente maschile.

Qui si capisce che Ester sa come avvicinare il suo Dio e lo fa innanzi tutto con la prima professione che la professione che fa una donna al marito quando gli dice che lui è il mio unico sposo. "Mio Signore, nostro re, tu sei l'unico! E’ questa l’affermazione del monoteismo, ma che in fondo è un’affermazione di fedeltà che tornerà subito dopo. Capiamo che qui c’è al centro la fede di Israele, il cuore a cui Israele arriva poco a poco nei secoli, ma nei secoli poi diventa il centro della sua fede: non ci sono tanti dei, ma un unico Dio. E’ interessante che una donna dica questo in un contesto politeistico come quello propriamente persiano. Dunque lei si trova in una terra straniera, in mezzo ai pagani, ma dice: tu sei l'unico! Immaginiamo un coniuge che si sente dire dalla propria sposa: tu sei l’unico della mia vita! Penso che per un uomo sia una botta di orgoglio, confrontatelo con quello di un’altra donna che dice al proprio amato tu sei il diciottesimo della mia vita e sfido io ad un uomo che in quel momento non pensi che dopo di lui potrà esserci anche il diciannovesimo!

Ma dire al Signore: “Tu sei l’unico è molto interessante ed è tipicamente femminile!

"Mio Signore, nostro re, tu sei l'unico

Il secondo elemento che vogliamo sottolineare è questo:

17mIo ho sentito fin dalla mia nascita, in seno alla mia famiglia, che tu, Signore, hai preso Israele tra tutte le nazioni…

Il secondo elemento ha a che fare con la propria storia, con il proprio bagaglio, Ester è figlia della propria Terra, figlia del proprio popolo anche se è in esilio. Ester porta dentro questa supplica tutto il suo popolo e sta dicendo a Dio “ Tu non sei una novità, non sei venuto adesso, ma tu sei il Dio unico dall’inizio, da prima di me e dunque è la mia famiglia e il mio popolo che ti ha portato a me. Poi c’è una supplica che è tipicamente femminile e questo è interessante perché Ester sta usando le tecniche seduttive che usano le donne quando chiedono protezione: “Vieni in aiuto a me che sono sola e non ho altro soccorso all'infuori di te”, vieni in aiuto a me che sono sola, che sono la donna debole, sono parole tipicamente femminili che non ritroviamo nella preghiera di Mardocheo. Guardate poi l’altro elemento è quello riferito agli idoli del popolo in mezzo al quale Ester si trovaV. 17°: la forza e la potenza del Dio unico di Israele è messa a fianco agli altri idoli del popolo pagano, idoli che hanno i loro poteri, che hanno le loro forze ed Ester è come se dicesse al suo Dio: “non vorrai mostrarti più debole di questi idoli”, e poi finalmente Ester dice a Dio quello che, secondo la Zattoni è il tipicamente femminile, Cioè è tipicamente femminili dare istruzioni che vengano ascoltate, ma senza manipolare. Adesso spieghierò meglio questo: Quando nella frase in cui Ester dice: 17qNon consegnare, Signore, il tuo scettro a quelli che neppure esistono. Non permettere che ridano della nostra caduta. In questo senso la differenza tra supplica e manipolazione è quella che possiamo ritrovare per es. in un testo interessante che ho letto su un articolo de “la Stampa” di massimo Gramellini, che io amo molto, secondo me è un giornalista bravissimo, è il vicedirettore della Stampa, sul suo sito trovate il fondo che ogni giorno scrive. Gramellini è un giornalista ironico. Dice di aver ricevuto il 12 agosto, una telefonata da signore:

“ Buon giorno direttore, vorrei che lei esprimesse l’indignazione di noi cittadini comuni per i politici senza senso dello Stato: piazzano le amanti in televisione, svendono al cognato l’appartamento del partito, sistemano i figli nella società a cui poi danno in appalto i soldi pubblici, cosa si aspetta a cambiare la costituzione? L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, ma non scherziamo, non è vero lei scherza: l’Italia è una repubblica di famiglie fondata sulle raccomandazioni.

Tengono tutti famiglia questi politici e in ogni famiglia c’è una moglie o una compagna che a sua volta è madre, figlia, sorella di qualcuno da piazzare. Come un trapano ogni mattina questa moglie lo ricorda al marito: “Hai chiamato, hai sentito, hai saputo.. .perché le donne, se possibile, sono peggio degli uomini e per loro esiste solo la famiglia, il resto: lo Stato, la comunità, le regole sono facili da estirpare per la lotta per la vita. E il politico trapanato tutte le mattine che cosa fa? Abbozza, finchè lei spara la bordata micidiale: “Allora non conti proprio niente!” L’onorevole maschio finalmente si sente ferito nell’orgoglio, fa la telefonata che non doveva fare e che non voleva fare. Ma che non avrebbe mai dovuto fare; mi spiego dottore, bisognerebbe che entrassimo in politica noi, caro dottore! Aria fresca aria nuova! A proposito, secondo lei, ci sono spazi al giornale per collaboratori giovani, ho un nipote che vorrebbe fare il giornalista: sa, c’è mia moglie che mi dà il tormento!”

Le mogli, secondo Gramellini, hanno un atteggiamento manipolativo, le donne hanno un atteggiamento manipolativo e seduttivo, ma sul piano psicologico la Zattoni spiega che la differenza tra la supplica e la manipolazione è che chi prega non sa l’esito della supplica, la manipolazione sì, chi manipola insiste fino in fondo perché sa che deve ottenere quello.

La manipolazione è funzionale ad ottenere qualcosa, è un registro tipico delle nostre relazioni, quando faremmo di tutto per ottenere qualcosa.

Ester dice che deve andare davanti al leone, Ester percepisce il marito come una potenza enorme, che come un leone è un felino e non sa come agirà

Ma qui, nella preghiera di Ester, non è così. Il dare le istruzioni di per sé non è sbagliato, non è sbagliato perché significa dire all’amato quello che si vorrebbe e così Ester sembra utilizzare bene l’arte seduttiva femminile perché l’amato possa far piacere all’amata. E poi questa cosa la rafforza ed è il tocco finale femminile quando si dice: Tu sai che io odio la gloria degli empi e detesto il letto dei non circoncisi e di qualunque straniero e sai che mi trovo nella necessità e detesto

Sai che se io sono finita nel letto di Assuero, non è per mia volontà, in fondo Ester sta dicendo a Dio: “Ci sei solo tu, io non ti ho mai tradito”.

Che cosa fa questa preghiera? Permette che tutto cambi. Come fa? Qui siamo davanti a due cose: 1) l’astuzia, l’abilità, e l’intelligenza di Ester 2) le coincidenze. Dopo essersi spogliata degli abiti da regina, Ester se li toglie per pregare e poi si riveste di quelli suntuosi e facendosi splendida e sorridente si presenza al suo Signore, pur avendo paura nel suo cuore e fa quello che non ha fatto Vasti. Vi ricordate che Vasti aveva fatto un banchetto con le sue sole amiche. Ester invece capisce che deve prendere in mano la situazione e portare il marito ed anche Aman sul suo territorio di fronte ad una tavola splendidamente imbandita. Alcune femministe parlano di manipolazione, ma io non credo, Ester ha capito che c’è un valore nel preparare un banchetto per il marito, nel fargli piacere, ma ora vedremo che c’è anche il suo nemico, quello che la vuole distruggere. Ma mentre Ester prepara questo ecco che Dio si dà da fare attraverso la storia, attraverso le coincidenze.

Una coincidenza è che tra il primo e il secondo pranzo Aman ritorna e fa preparare un palo che viene costruito di 25 metri per far giustiziare il suo nemico, ma per questa strana coincidenza non servirà per Mardocheo servirà per Aman stesso. Un’altra coincidenza è che nella notte il re non dorme e si fa leggere gli annali e gli viene detto che Mardocheo gli aveva salvato la vita e questo è veramente molto interessante. E quello che ci colpisce che queste coincidenze vengono notate da lettori attenti. C’è uno che non se ne rende conto: Aman è un tipico narcisista il quale pensa che tutto ruoti intorno a sé: il narcisista è qualcuno che ha una presunzione sconfinata, nutre fantasie ossessive di gloria illimitata, prova rabbia o intensa vergogna quando è criticato, si aspetta sempre favori speciali, manca di empatia. A causa di questa natura i narcisisti non si rendono conto del proprio egoismo, che invece agli altri risulta palese. Benché a volte possono essere affascinanti i narcisisti sanno essere molto sgradevoli, non sono portati all’intimità emotiva, sono molto competitivi, cinici e diffidenti nei confronti degli altri che non si fanno scrupolo a sfruttare ., glorificando sé stesso a costo di offendere qualcuno vicino a loro. Aman il testo ci sta dicendo che Aman che non solo viene elevato come voleva, salirà su un palo di 25 metri, qui sta l’ironia della sorte. E’ la persona più innalzata di tutta la storia, ma Aman è talmente narcisista che crede di essere invitato al banchetto perché lui è lui e dice alla moglie: “guarda la regina Ester mi ha invitato al banchetto” e non si rende conto, perché il narcisista è talmente concentrato su di sé che non ha la percezione della realtà perché legge tutto in funzione propria. Il narcisista in fondo, sta dicendo la storia, si punisce da solo. Il narcisista non si accorge della realtà, finchè non vi rimane imprigionato da sé stesso. Siamo tutti narcisisti è evidente, ma c’è quello sano come quello dei bambini, perché i bambini devono crescere ed è bene che sia al centro dell’attenzione, che vogliano vincere, che siano competitivi, ma quando questo atteggiamento non viene man mano corretto e non progredisce e non ci sono mai sconfitte, oppure i genitori mettono il bambino sempre sopra il piedistallo allora il narcisista bambino diventa il narcisista adulto e questo è il problema della nostra società. Tutti rischiamo di perdere di vista la realtà e rimanere chiusi nel nostro egoismo. Il narcisista muore perché si è costruito il patibolo da solo. Avete notato che lo aveva costruito lui, la moglie glielo aveva suggerito, e ci finisce impiccato lui.

Invece cosa accade dell’altro che era stato invitato al pranzo: Assuero.

Dobbiamo tornare indietro nella storia quando si dice che Ester era senza padre e senza madre. Ma che cosa vuol dire che Ester era fuori da queste dinamiche familiari e da questa diatriba che metteva l’uno di fronte all’altro Mardocheo ed Aman? E questa libertà che gli viene dall’essere fuori da questi intrighi è capace di dare una risposta positiva per lei per il suo popolo e vedremo anche per suo marito. Ester non ha la stirpe che la influenza e per questo può far conto e può far valere questa bellezza e, attraverso questa libertà che gli deriva dall’essere orfana, che conquista Assuero. Attenti Assuero era il nemico per lei, perché il decreto della morte sua e del suo popolo l’aveva firmato il re, anche su istigazione di Aman. Che cosa avrebbe potuto fare se non avesse avuto la sua libertà e l’aiuto di Dio? Già il marito aveva emesso il decreto di morte sua e del suo popolo. Ester sembra che qui con molta pazienza e con fiducia in Dio riesce a trovare il bene nel coniuge che ha firmato la sua morte, in fondo lei trova in lui quello che è rimasto di bene scavando quell’innocente che sembra ormai non esserci più, perché ha firmato ormai il decreto di morte un documento irrevocabile. Ester gli dà ancora un’occasione e nel momento in cui questo avviene Assuero cosa fa? Si rende conto e salva la regina e il popolo.

E’ un po’ il caso eroico di quella donna che in confessione mi ha raccontato che il marito aveva perso il cervello in una storia di sesso ed altro, ma ad un certo punto il marito è tornato e ha chiesto di essere perdonato e di aver capito che aveva sbagliato. E questa donna lo ha perdonato. Non è facile, ma bisogna stare attenti nelle relazioni di coppia prima di dire che un matrimonio è finito perché anche le crisi più gravi si possono risolvere se c’è la logica del perdono ed dell’accogliersi di nuovo. E siamo all’ultimo elemento: ecco questa offerta di intimità che viene offerta da Ester quando invita il re al banchetto è molto bella questa idea non dobbiamo perderla di vista soprattutto nel registro familiare: “Oggi è un giorno speciale per me, se così piace al re, venga al banchetto che oggi io farò. Cioè Ester è riuscita a fare tutto questo grazie alle coincidenze, grazie alla sua bellezza, grazie alla sua seduzione, ma anche grazie all’aver inventato questo banchetto che ci riporta al registro familiare della nostra realtà familiare. . Secondo uno studio e una ricerca nord-americana stare a tavola insieme in famiglia riduce il rischio di alcolismo e di tossicodipendenza dei figli. Voi sapete che in America non si ritorna mai casa a pranzo, il papà e la mamma lavorano i figli stanno alle mense scolastiche, non mangia mai insieme, quando si mangia insieme ci sono i vassoi e ognuno lo porta dove meglio gli fa comodo davanti alla televisione, o in camera… non c’è la nostra tradizione mediterranea dove almeno una volta al giorno ci si siede alla tavola apparecchiata e si sta tutti insieme. Molto bello è il film il pranzo di Babet, una storia molto semplice di un paese in crisi dove ci sono divisioni e Babet decide, per risolvere i problemi che ci sono tra il parroco il sindaco e le altre realtà del suo paese, di invitarli tutti a cena, una cena che prepara per tanto tempo imbandendo una tavola meravigliosa, mettendoci tutto quello che aveva e questa donna è figura di Cristo. Questo è molto interessante perché non è a caso che Gesà ha voluto celebrare la cena con i suoi, alle nozze di Cana, alla cena che Gesù prepara ai suoi discepoli che stanno a pescare, ma quando loro arrivano lui ha già preparato per loro la cena. Questo credo che sia una categoria interessante la quale ci richiama alla nostra dimensione familiare dove si condivide ciò che abbiamo e ci si accoglie a vicenda. Se ci pensate bene, la guarigione di Assuero avviene a tavola, qui a tavola Assuero capisce come stanno le cose, è a tavola che capisce chi è sua moglie, quando la protegge da Aman e capisce quanto è perfido Aman. La tavola e il mangiare insieme non è mai nemmeno per noi una realtà da sottovalutare. La tavola imbandita è anche metafora dell’altare che non è solo la pietra del sacrificio, ma è anche metafora dell’ultima cena e dell’istituzione dell’Eucaristia.

Ultima considerazione: Perché il libro di Ester è poco conosciuto nella tradizione cristiana? Molto semplicemente: secondo la tradizioni giudaica post cristiana Aman viene crocifisso e, secondo la lettura alto-medioevale, questa lettura è molto anticristiana, e purtroppo Aman viene visto come Gesù Cristo che viene crocifisso e innalzato come il perfido Aman. Ed è chiaro che qui vengono accostate queste due figure accostamento che naturalmente non c’è nella scrittura.

Inoltre un’altra ragione è perché da questo libro nasce la festa di purim che è il nostro carnevale. Gli ebrei dicono che bisogna fare festa a Purim, perché è il giorno in cui è stata gettata la sorte (purim) e Dio ha riscattato il suo popolo. Questa festa si trova prima di Pasqua e coincide con il nostro carnevale e dicono i rabbini che, in questo giorno e in questo soltanto, tutti dovrebbero ubriacarsi a tal punto da non distinguere più tra Aman e Mardocheo.

Pranzeremo insieme.

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